domenica 18 gennaio 2015

OSPOSIDDA


OSPOSIDDA

Allumadas de fogu
chimbe carenas fritas:
tintu a ruju an su logu
in oras malaitas.
Ballas graes at rutu
in sas frunzas d'armidda.

Chie bos faghet lutu
mortos de Osposidda?
A sa tzega sas armas
fiores an brujadu:
sun negadas sas parmas
a su malefadadu.

S'istudat in su putu
un'urtima ischintidda:
chie bos fachet lutu
mortos de Osposidda?

Sonende bos passizan
finas in s'istradone:
omines assimizan
a peddes de sirbone.

Sa pietade at sutu
ranchida sa mamidda :
chie bos fachet lutu
mortos de Osposidda?

Ti essit dae su coro
su sambene caente :
mancu medaglia 'e oro
tana dadu, Pitzente.

Pianghene a sucutu
pitzinnos e pobidda:
chie bos faghet lutu
mortos de Osposidda?

Cantu tempus ancora
p'at a cherrer, o frade,
pro chi nd'essamus fora
de sa barbaridade
e no canten su mutu
sas feminas de idda ?

Chie bos fachet lutu
mortos de Osposidda ?




Musica e voce di Piero Marras,
Testo di Paolo Pillonca

venerdì 28 novembre 2014

Navajo Reservation Peace Observing

"Dear Friends and Family,


For the last 15 years, I have been travelling to the Navajo (Dineh) reservation as a human rights observer and supporter for the elders who are resisting relocation on Black Mesa.  I have gone out in answer to a call for help from the Dineh people as they have undergone severe hardship in a political, aggressive battle for their land.  Peabody Coal has mines on Hopi and Dineh land, and has been attempting to expand its strip mining operation to further power Las Vegas and Southern California. So far, they have been successful by pushing thousands of inidigenous people onto land that has been deemed unfit for human survival. Many families have refused to leave their ancestral home, and have been met with decades of intimidation, harrassment, arrests, and strict laws designed to destroy their way of life  and force them off the coal filled land."

Lara Elizabeth Foy

If you want to help; please donate or share!!!

http://www.gofundme.com/navajopeaceobserve

giovedì 2 gennaio 2014

In ricordo di Norman Zarcone

“Generazione Norman”, i baroni dell’università non vinceranno

Norman Zarcone era un filosofo, un musicista, un letterato e un giornalista. Ma, soprattutto, era un giovane uomo che coltivava con dedizione il sogno di poter proseguire la propria carriera di ricercatore universitario. Ma il suo sogno si è infranto contro un muro delle clientele, dalle baronie universitarie, delle raccomandazioni. E così ha deciso di togliersi la vita a soli 27 anni. «Esistono due libertà incondizionate: la libertà di pensiero e la libertà di morire, che è la stessa di vivere». Era questo uno degli ultimi pensieri scritti da Norman, che il padre Claudio ci mostra in fotocopia, alla vigilia dell'anniversario di quel funesto 13 settembre 2010.

Andrea Sessa

PALERMO - I primi giorni di settembre che danno l’addio all'estate e alle vacanze restituiscono una città di nuovo brulicante di traffico e persone. Siamo nel quartiere Brancaccio, nel dedalo di viuzze dove padre Pino Puglisi ha lavorato e in cui, per il suo impegno antimafia, è stato ucciso. In quello stesso quartiere viveva anche un ragazzo, dal nome particolare e dalla personalità poliedrica. Norman Zarcone era un filosofo, un musicista, un letterato e un giornalista. Ma, soprattutto, era un giovane uomo che coltivava con dedizione il sogno di poter proseguire la propria carriera di ricercatore all’interno dell’università. Il muro con i cocci aguzzi di bottiglia, oltre il quale Norman non ha saputo intravedere un barlume di speranza, e contro cui si sono schiantati i suoi desideri è costituito dalle clientele, dalle baronie universitarie, dalle raccomandazioni.

«Esistono due libertà incondizionate: la libertà di pensiero e la libertà di morire, che è la stessa di vivere». Era questo uno degli ultimi pensieri scritti da Norman Zarcone, che il padre Claudio ci mostra in fotocopia, alla vigilia di quel funesto 13 settembre 2010 che cambiò la vita di una famiglia e che colpì, seppur a orologeria come spesso accade, la pubblica opinione. Norman decise di togliersi la vita, a soli 27 anni, dopo aver per tanto tempo inghiottito i bocconi amari di un dottorato di ricerca in Filosofia del Linguaggio, dopo due lauree nello stesso ramo ottenute con 110 e lode, che volgeva al termine.
Non vedeva più prospettive Norman. Sapeva che non avrebbe potuto continuare la carriera accademica e provava un forte senso di ingiustizia perché vedeva, molto spesso, sfilargli davanti chi aveva qualche santo in paradiso. Per questo motivo il 13 settembre di due anni fa decise di lanciarsi nel vuoto, dal settimo piano della sua tanto amata quanto odiata facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo. A pochi giorni dal secondo anniversario della morte il padre Claudio, giornalista e scrittore, ci fa entrare nello studio di Norman. Una chitarra, un basso, due tastiere, tantissimi libri, cd e foto alle pareti. Qui tutto trasuda cultura, ma anche voglia di vivere.

Signor Zarcone ha sottolineato con forza il significato del gesto di Norman. Non si tratta di un suicidio di un ragazzo depresso, ma come l’ha definita lei una “morte culturale”, perché?

Perché ho sentito tante falsità dopo la sua morte. Dicevano che era un ragazzo depresso, mentre lui era tutto il contrario: amava la vita e amava vivere. Mio figlio non è stato nemmeno ucciso dalla precarietà, in quanto non era nemmeno precario: era un dottorando senza borsa, quindi non guadagnava nulla. La sua è stata una scelta etica e filosofica, dettata dall’incapacità di accettare un sistema corrotto da baronie, familismo e raccomandazioni. A mio figlio non mancava niente, poteva contare sulla famiglia. Ma il suo è stato un grido di dolore come quello di Jan Palach, perché si è sentito offeso nella sua essenza spirituale. Diceva che ormai per farsi sentire ci sarebbero voluti dei gesti forti. Lui l’ha fatto, ma non molti hanno voluto sentire.

A chi si riferisce in particolare?

Io ce l’ho con le baronie universitarie. Dopo la morte di mio figlio non è stata avviata nemmeno un’indagine interna all’università. Non hanno voluto intitolare, come era stato richiesto dai colleghi e dagli amici di Norman, un’aula di Lettere a mio figlio. Hanno continuato a trattarlo come lo trattavano da vivo: un corpo estraneo all’interno del sistema. Nei dottorati vanno spesso avanti i protetti del professore, o meglio del barone, di turno. A Norman perdevano sistematicamente i capitoli del suo lavoro di ricerca, gli parlavano spesso con sufficienza e gli avevano fatto capire chiaramente che, al contrario di altri, non avrebbe avuto futuro lì dentro. Come disse un suo professore, questo è avvenuto perché “Norman era nella scuderia sbagliata”.

(Claudio Zarcone fuma di continuo. Non aspetta la prossima domanda. Inizia a parlare di suo figlio, delle sue passioni, delle ali che gli hanno spezzato).

Amava studiare. Diceva ai suoi amici che se gli avessero dato 1200 euro per studiare tutta la vita lui sarebbe stato felicissimo. Si era anche iscritto a Fisica e all’esame di Analisi Matematica aveva preso 28! Lui che veniva da studi classici e poi filosofici! Poi amava la musica e in suo onore mi sono rimesso a suonare il basso con i suoi amici, che adesso sono diventati i miei. Li considero tutti miei figli, non mi lasciano mai solo. Era anche giornalista Norman, aveva da poco preso il tesserino da pubblicista e stava conducendo un’inchiesta sulla mafia qui a Brancaccio. Per guadagnare qualcosa faceva il bagnino in un lido all’Addaura. Ci sono andato l’altro giorno: tutti lo ricordano con affetto. Mi raccontavano che teneva delle vere e proprie lezioni di filosofia ai bagnanti che lo ascoltavano rapiti.

Ha parlato della morte di suo figlio come di un “omicidio di Stato”…

Sì, lo considero tale. Chi non si genuflette al potente di turno e non accetta sodomizzazioni sarà condannato a un posto marginale nella società e non all’altezza delle proprie aspirazioni e capacità. Norman questo non lo accettava e con la sua morte ha lanciato un messaggio etico molto forte. Ho ritrovato diversi suoi appunti su Nieztsche e sulla possibilità di una “morte opportuna”. I giovani devono cambiare le cose, non possono accettare questo sistema malato: devono essere loro le voci dissonanti della società.

Dagli ultimi dati emerge quella che alcuni media hanno definito “generazione Norman”. Cioè una generazione di ragazzi specializzati ma senza un lavoro all’altezza delle proprie aspettative e costretti a ripiegare su altro. Che reazioni ci sono state a Palermo, specie tra gli universitari?

Reazioni quasi nulle. Non gli è fregato niente a nessuno: alle celebrazioni per Norman sono venuti solo i suoi amici e pochi altri. Se ci fosse stato un concerto di una rockstar si sarebbero precipitati a migliaia. Dovrebbe essere una generazione che si dovrebbe ribellare, ma che invece preferisce mettersi sotto l’ala del potente di turno e questo, specie in tempi di crisi, è molto più facile e comodo per tutti. Però se viene a mancare la richiesta di protezione, cioè la domanda, prima o poi verrà a mancare la protervia dei baroni, cioè l’offerta. È un fatto matematico.
Il destino beffardo ha voluto che dopo la morte di Norman all’università di Palermo sia scoppiato uno scandalo sugli esami “comprati” in alcune facoltà. Gli inquirenti scoprirono che per esame alla facoltà di Economia ci volevano 1.000 euro, qualcosa in più serviva per una materia ad Architettura o a Ingegneria…
Ricordo con precisione il titolo di un giornale locale sull’ateneo di Palermo. Sullo sfondo c’era una foto di mio figlio e mia moglie che piangevano abbracciati per la morte di Norman e il titolo recitava: “Università fra scandali e lacrime”. Norman aveva denunciato con il suo gesto forte quel microsistema criminogeno che tutti conoscono e contro il quale io lotto. Non ho mai preso una querela per le parole che ho speso contro i baroni. Si sa che c’è quel sistema, ma romperlo è parecchio difficile per i giovani.

La politica siciliana, in maniera bipartisan, le aveva assicurato il suo sostegno, promettendo la creazione di una fondazione dedicata a suo figlio. A distanza di anni il progetto si è arenato tra le sabbie mobili dell’Associazione regionale siciliana, tanto che il premier francese Hollande ha dichiarato di volersi interessare alla vicenda. Che ne pensa?

Innanzitutto ho già ringraziato il presidente Hollande per la sua sensibilità. Purtroppo la politica cannibalizza tutte le vicende e non avevo chiesto io la nascita di una fondazione. Mi è stata proposta e pensavo potesse essere una buona piattaforma di idee per i ragazzi, una fucina di libero pensiero e di legalità. Invece, siccome si tratta di una fondazione con un cda gratuito non fa gola a nessuno perché non garantisce posti di clientele e prebende. Adesso con il nuovo governo regionale l’iter per la fondazione dovrebbe ricominciare da capo, perdendo ancora tempo. Gli unici che mi sono stati davvero vicini, oltre la mia famiglia e gli amici di mio figlio, sono stati il presidente Napolitano, molto sensibile e paterno, e il presidente dell’Inter Massimo Moratti. Io, Norman e l’altro mio figlio siamo tutti interisti e il presidente Moratti è rimasto molto colpito dalla vicenda, tanto che all’inaugurazione dello spazio all’interno dell’Università “Generazione Norman” è venuto e si è molto emozionato. Lo ringrazio per la sua vicinanza.

Lei ha scritto un libro sulla vicenda, ha inciso delle canzoni e prodotto un dvd con il sostegno della Provincia di Palermo. Molti giovani ricercatori la contattano per raccontarle il coraggio della denuncia arrivato dopo il gesto di suo figlio. La forza per credere in un cambiamento c’è ancora?

Dopo la sua morte sono precipitato in un baratro, ma ci sono tante cose che gli dovevo. Il libro erano degli appunti di vita che andavo scrivendo la sera, poi da quel 13 settembre 2010 è cambiato. Si intitola Il cane di Zenone è molto più veloce di me, perché si rifà alla metafora di Zenone di Cizio, in cui il rapporto uomo – vita viene rappresentato come quello di un cane legato a un carro. Se il cane riesce a seguire l’andatura del carro ogni cosa sarà agevole, se si ribella non seguendo il carro rischia di essere travolto. Norman si era ribellato a questa società che non riconosce il merito, dove i giovani meritevoli sono isolati e abbandonati. Ma ci sono i giovani che intendono reagire nel loro piccolo, mi scrivono e mi raccontano le loro storie. Sono diventato amico di una ricercatrice di Roma che solo per aver citato alcune mie parole è stata espulsa dal suo dipartimento ed è stata anche querelata.

Quale sua frase aveva citato?

Io avevo detto che la mafia non è solo quella che uccide e spara di Totò Riina, che era un cafone. C’è un altro tipo di mafia altrettanto pericolosa: quella dei colletti bianchi che mortifica le intelligenze e che li umilia. A questo tipo di mafia occorre togliere il potere.


mercoledì 5 giugno 2013

In Turchia stà succedendo il finimondo, e in Italia di che si parla?

Foto della rivolta pacifica in Turchia, non penso ci sia altro da aggiungere!
http://turkishpolicebrutality.tumblr.com/

sabato 23 marzo 2013

Freedom



This is the kind of story you need when it seems like the world is spiraling out of control…..

Not many people get a picture of this proud bird
snuggled up next to them!

Freedom and Jeff

Freedom and I have been together 11 years this summer.
She came in as a baby in 1998 with two broken wings.
Her left wing doesn't open all the way even after surgery,
it was broken in 4 places.
She's my baby.

When Freedom came in she could not stand
and both wings were broken. She was
emaciated and covered in lice. We made the
decision to give her a chance at life, so I took
her to the vet's office. From then
on, I was always around her. We had her in a
huge dog carrier with the top off, and it
was loaded up with shredded newspaper for her to
lay in. I used to sit and talk to her,
urging her to live, to fight; and she would lay
there looking at me with those big brown eyes.
We also had to tube feed her for weeks.

This went on for 4-6 weeks, and by then she still
couldn't stand. It got to the point where the
decision was made to euthanize her
if she couldn't stand in a week. You know you don't
want to cross that line between torture and
rehab, and it looked like death was
winning. She was going to be put
down that Friday, and I was supposed to come in
on that Thursday afternoon. I didn't want to go
to the center that Thursday, because I couldn't
bear the thought of her being euthanized;
but I went anyway, and when I walked in everyone
was grinning from ear to ear. I went
immediately back to her cage; and there she was,
standing on her own, a big beautiful
eagle. She was ready to live. I was
just about in tears by then. That
was a very good day.

We knew she could never fly, so the director
asked me to glove train her.
I got her used to the glove,
and then to jesses, and we started
doing education programs for schools
in western Washington .
We wound up in the newspapers,
radio (believe it or not) and some
TV. Miracle Pets even did a show
about us.

In the spring of 2000, I was diagnosed with
non-Hodgkin's lymphoma. I had stage 3,
which is not good (one major organ plus
everywhere), so I wound up doing 8 months of
chemo. Lost the hair - the whole
bit. I missed a lot of work. When I
felt good enough, I would go to Sarvey
and take Freedom out for walks. Freedom would
also come to me in my dreams and help me fight
the cancer. This happened time and time again.

Fast forward to November 2000

The day after Thanksgiving,
I went in for my last checkup.
I was told that if the cancer was not
all gone after 8 rounds of chemo, then my last
option was a stem cell transplant. Anyway, they
did the tests; and I had to come back Monday for
the results. I went in Monday, and I was
told that all the cancer was gone.

So the first thing I did was get up to Sarvey and
take the big girl out for a walk. It was misty
and cold. I went to her flight and jessed her
up, and we went out front to the top of the
hill. I hadn't said a word to
Freedom, but somehow she knew. She looked at me
and wrapped both
her wings around me to where I
could feel them pressing in on my back
(I was engulfed in eagle wings), and she
touched my nose with her beak and stared into my
eyes, and we just stood there like that
for I don't know how long . That was a
magic moment. We have been soul mates ever
since she came in. This is a very special bird.

On a side note: I have had people who
were sick come up to us when we are out, and
Freedom has some kind of hold on
them. I once had a guy who was
terminal come up to us and
I let him hold her.
His knees just about buckled and he
swore he could feel her power course through his
body. I have so many stories like that..

I never forget the honor I have of being so close
to such a magnificent spirit as
Freedom.

Hope you enjoyed this!
Cancer is a strange cell.
You can go along for years in remission
and then one day it pops its head up again.
If you ever have it you will never be free of it.

A SMALL REQUEST...

93% won't forward, but I'm Sure You Will.

A small request.....Just one line
All you are asked to do is keep this circulating.
Even if it's only to one more person.
In memory of anyone you know who has been
struck down by cancer or is still living with it
Or just someone who enjoys a GREAT STORY

venerdì 18 gennaio 2013

Storie che fanno pensare


"Lascio il mio posto a chi ha famiglia"
Rinuncia al trapianto e muore


Walter Bevilacqua aveva 68 anni

Walter Bevilacqua, pastore tra le montagne dell'Ossola, aveva 68 anni. Al parroco disse: "Io sono solo, è giusto così".

RENATO BALDUCCI


"Sono solo, non ho famiglia. Lascio il mio posto a chi ha più bisogno di me. A chi ha figli e ha più diritto di vivere". Walter Bevilacqua lo aveva confessato al parroco poco tempo fa. La morte l'ha colto durante la dialisi a cui si sottoponeva ogni settimana all’ospedale San Biagio di Domodossola. Il cuore ha ceduto durante la terapia e la bara è stata portata a spalle al cimitero dagli alpini di Varzo, penne nere come lui. Dietro al feretro, le sue sorelle Mirta e Iside: "Era proprio come lo descrivono: altruista, semplice. Un gran lavoratore. Sapeva che un trapianto lo avrebbe aiutato a tirare avanti, ma si sentiva in un’età nella quale poteva farne a meno. E pensava che quel rene frutto di una donazione servisse più ad altri" racconta Iside.
Una vita piena di sacrifici, così come quelle di altri pastori di montagna, stretti alla loro terra. Solitario e altruista, nel momento più delucatio della vita ha detto no al trapianto. "Sono in molti che aspettano quest’occasione. Persone che famiglia e più diritto a vivere di me. E’ giusto così" aveva detto, con quella naturalezza che l'ha sempre contraddistinto. Bevilacqua è morto pochi giorni fa a 68 anni, una storia venuta alla luce quando il parroco del paese, don Fausto Frigerio, l’ha raccontata in chiesa durante la messa, un esempio da affidare a tutti. Quella frase pronunciata tanto tempo prima, gli era rimasta impressa: "Me l’aveva detto durante una chiacchierata. So che l’aveva confidato anche a un conoscente con cui si trovava in ospedale per le terapie» racconta il prete. E' questa la notizia che ha bucato il silenzio dell'Ossola, in una valle corridoio verso la Svizzera, a una manciata di minuti. Sui monti della valle Divedro, Walter Bevilacqua ha trascorso i suoi ann, allevato dal nonno Camillo, uomo di altri tempi, ligio alle regole, gran lavoratore. Da lui aveva imparato a non risparmiarsi mai, a non lamentarsi delle difficoltù di chi vive in quota. "Credo non abbia mai fatto le ferie" racconta chi lo conosceva bene. L’agricoltura e gli animali erano la sua passione. Il suo mondo era là, una fetta di terra strappata alla montagna che poco più in alto diventa spettacolo nella conca dell’alpe Veglia.

Fonte: La stampa
http://edizioni.lastampa.it/vco/articolo/lstp/30834/

sabato 29 ottobre 2011

Cani e gatti finiscono nel redditometro L'Anmvi: "Siamo al surrealismo fiscale"

Il presidente dell'Associazione
dei veterinari: «Il Governo
italiano continua a lucrare
sugli animali da compagnia»


Avere un cane o un gatto sarebbe un segno di ricchezza. O, meglio, le spese veterinarie sarebbero comprese tra gli indicatori di ricchezza che l'Agenzia delle Entrate ha individuato nel nuovo redditometro sperimentale.
Dura la reazione dell'Associazione nazionale medici veterinari (Anmvi):
«Siamo al surrealismo fiscale - dichiara Marco Melosi, presidente dell'Associazione -. è l'ennesima allucinazione del Fisco nazionale, un quadro visionario, degno della ribellione descritta nella Fattoria di George Orwell». Lo dichiara Marco Melosi, presidente dell'Associazione nazionale medici veterinari (Anmvi), dopo la presentazione all'Agenzia delle Entrate del nuovo redditometro sperimentale che include fra le sette categorie del redditometro anche le spese veterinarie.

«Per la tutela animale l'Italia - ricorda Melosi - vanta una legislazione che offre a questi "esseri senzienti" le più alte garanzie di tutela penale. Si mobilitano ministri e parlamentari, si sprecano le affermazioni di principio, si scomoda persino il Patrono d'Italia. Ma è una ipocrisia. Il Governo italiano continua a lucrare sugli animali da compagnia, a considerare il cavallo un indicatore nel reddito, a ridurre le detrazioni sulle spese veterinarie per cani e gatti, ad aumentare le tasse portando l'Iva ai massimi livelli storici (21%) sul loro cibo e sulle cure mediche degli animali da compagnia, inclusi furetti, conigli e criceti che sempre più numerosi popolano le case degli italiani. Per via XX Settembre, gli animali sono davvero 'un Tesorò. Ma evidentemente, per lo Stato italiano la capacità senziente degli animali è stata interpretata come capacità tributaria e di patire la peggiore vessazione fiscale di tutta Europa».

Sulla carta, ricorda l'Anmvi, gli animali sono esseri senzienti tutelati da: Trattato di Lisbona dell'Unione europea; Convenzione europea di Strasburgo; Legge 281/1991 (Lo Stato tutela gli animali di affezione al fine di tutelare la salute pubblica e l'ambiente); Legge 189/2004 (divieto di combattimenti e di utilizzo per pellicce); Codice penale (reato di maltrattamento, di uccisione, di abbandono); Legge 201/2010 (reato di traffico di animali); Codice della strada (obbligo di soccorso animali); leggi regionali; ordinanze ministeriali e comunali.

Ma - sottolineano i veterinari - nel nostro Paese, sopportano: l'aliquota Iva più alta sulla loro salute (dal 20 al 21%); l'aliquota Iva più alta sui loro alimenti (dal 20 al 21%); la riduzione delle detrazioni fiscali delle cure veterinarie; l'inserimento nel redditometro dei cavalli; l'inserimento del redditometro della spesa veterinaria per le loro cure; imposte sugli obblighi amministrativi (anagrafe e passaporto); imposte sulle vaccinazioni essenziali e obbligatorie; imposte sulla prevenzione delle malattie trasmissibili all'uomo (es. leishmaniosi); imposte sulla sterilizzazione per contrastare il randagismo. Questo mentre in Europa il Parlamento wuropeo incoraggia le misure veterinarie per combattere il randagismo; il Trattato di Lisbona considera gli animali esseri senzienti e la Commissione europea legifera in favore della sanità animale e finanzia il benessere animale.


http://www3.lastampa.it/lazampa/articolo/lstp/426748/

lunedì 30 maggio 2011

Ci dissero

Ci dissero si trattava di impianti per missili, non di guerra bensì per sondare la luna e l'universo spazio - e si presero 14 mila ettari del nostro spazio Ci dissero che avrebbero fertilizzato quello spazio in ricchezza - e si son presi la ricchezza di quello spazio Ci dissero che tutto ciò era progresso - e son progrediti, fino all'inverosimile: non vi è missile, bomba, arma, materiale, componente e strumento tecnologico che non abbiano testato, usato, esploso. E quando di quello spazio, di quella ricchezza, di quel progresso si è avuta la ricaduta sulle popolazioni, in termini di rapina del territorio e delle risorse, avvelenamento e morti, malattie indicibili ed aborti, ci hanno derisi, umiliati, maltrattati. <> ci dissero. E piansero le madri di mai nati e nati deformi e mutili, uccise derise dall'impostura del potere. E a garanzia del "vero" veicolato da tanta infamia, il coro dei venduti, dei lacchè. dei sos kanes de isterju e miserabili tzerakos, nelle vesti di alcuni sindaci, assessori, presidenti di provintzia e asl, assessorati e ministeri; e finanche l'arcivescovo vi mise le "mani" lorde di preghiere sparate dalla bocca di cannoni e missili. Ci dissero che non v'erano prove, e quando queste, morti e malati, aborti e storpi, divennero numeri, cioè prove negate- quelle prove vennero mortificate nell'universo matematico, colpevolmente nascoste dietro un miliardo di tabelline. E quando altri numeri, costituiti da nomi cognomi indirizzo e fotografia, di morti storpi malati ed assassinati rimarcarono che il gioco delle tabelline era scoperto- allora dissero che forse.....nel passato...non creiamo allarmismi...è necessario attendere....attendere ancora.... E si attesero così ben 60 anni. Due generazioni! L'ultima delle quali non vi è più nella nostra terra, spazio a noi precluso, ricchezza rapinata, scampati alla strage scappati in quell'inesistente altrove, fatto tutto di progresso e civiltà che annienta gli unici reali in attesa della verità, che lo stato-capitale tiene velata nel mondo magico di numeri e dinieghi. E poi dissero...per chi ancora volle udire, di attendere....ancora.... Per l'interesse della patria, gli accordi internazionali, la verità vera...dissero Dissero, per chi ancora volle udire.... Ma la magia del dire scompare se non s'intende più udire E furono i sordi, allora ad agire....

Di Walter Frisciola (chiunque esso sia).

giovedì 14 aprile 2011

Altre notizie sconvolgenti sul poligono di Quirra: l’Espresso.

“Fatti brillare, nel silenzio, giganteschi cumuli di armi e munizioni”. Uranio rilevato dentro un agnello nato con due teste"

dal sito: magazine.quotidiano.net

Al poligono di Quirra sarebbero state fatti ‘’brillare giganteschi cumuli di armi e munizioni, con esplosioni avvolte dal silenzio dei militari’’. La rivelazione è del settimanale ‘l’Espresso’, secondo cui, in quei ‘’dodicimila ettari di meraviglia naturale sulla costa sudorientale della Sardegna, convertiti nel 1956 in area per operazioni off limits”, nei decenni “eserciti e aziende di mezzo mondo, incluse quelle italiane, hanno sperimentato armi e materiali segreti”.

L’ipotesi viene fuori dall’intercettazione di un ex militare: ‘’E’ a Cagliari, in casa, e il 3 marzo scorso si sta confidando con la sua ragazza e un amico – ricostruisce il settimanale – Sapesse che c’e’ un registratore, nascosto nella stanza, tacerebbe subito. Invece ignora l’interesse che gli investigatori hanno per i suoi ricordi, e racconta cio’ che ha visto e fatto nel 1997, quand’era militare di leva al Pisq, il Poligono sperimentale interforze Salto di Quirra’’.

‘’Ho fatto un giuramento per non dire niente!’’, avrebbe detto l’ex militare agli amici, ma poi avrebbe svelato, spiega ‘l’Espresso’, ‘’quella che, a suo dire, era un’abitudine consolidata al poligono di Quirra: brillare giganteschi cumuli di armi e munizioni, con esplosioni avvolte dal silenzio dei militari’’. “Li’ hanno brillato tutte le armi di tutto, non solo della Sardegna: di tutta l’Italia”, avrebbe raccontato. E ancora: “Venivano da Milano, da ogni parte arrivavano i camion…”. Secondo il racconto intercettato, i mezzi ‘’entravano nella base e, a circa un chilometro e mezzo dagli uffici di Perdasdefogu, raggiungevano una buca profonda 80 metri: ‘un vulcano’, in cui scendevano mezzi articolati carichi di munizioni e armi’’.

“Uno scenario – riporta L’Espresso – che pone mille domande. Le stesse che muovono il 2 aprile Domenico Fiordalisi, capo della Procura di Lanusei, provincia dell’Ogliastra, il quale scrive alla Procura generale cagliaritana citando proprio, tra le testimonianze raccolte, quella sulle ‘gigantesche esplosioni a Perdasdefogu che avevano provocato nubi tossiche e disperso particelle altamente nocive’”.

“La premessa da cui parte per ipotizzare reati che vanno dall’omicidio plurimo di pastori all’omissione di atti d’ufficio ‘per ragioni di giustizia e sanita’’; dall’omissione dei controlli nel demanio militare, all’omissione di provvedimenti amministrativi e sanitari. Fino al capitolo piu’ delicato e importante: il sospetto, sul quale Fiordalisi indaga da mesi, di ‘introduzione nello Stato, detenzione e porto illegale in Ogliastra di armi da guerra all’uranio impoverito’. Che si lega, in un crescendo inquietante, all’ipotesi del disastro ambientale per ‘dispersione di materiali all’uranio impoverito e materiali radioattivi’: sparsi in parte ‘da vari missili’, e in parte dal brillare al Pisq ‘tutte le munizioni e bombe obsolete d’Italia, senza cautele per l’ambiente e la salute umana e animale’”.

NASCE AGNELLO CON DUE TESTE: TROVATE TRACCE DI URANIO

Uranio “non riconducibile a quello naturale”. E’ la conclusione cui è giunto Massimo Zucchetti, docente di impianti nucleari al Politecnico di Torino, consulente del Pubblico Ministero di Lanusei Domenico Fiordalisi, il magistrato che conduce l’inchiesta sulla presunta correlazione fra i test bellici compiuti nel del Poligono sperimentale Interforze del Salto di Quirra, nel sud-est della Sardegna, e l’alta percentuale di tumori registrata nella zona. L’uranio è stato ritrovato all’interno delle ossa di un agnello nato con due teste in un ovile di Escalaplano, in una zona vicinissima alla base militare.

Sarebbe la prova che nel Poligono sarebbe stato utilizzato munizionamento all’uranio impoverito, una circostanza confermata agli inquirenti anche da Giampaolo Carrusci, ex ufficiale che avrebbe riferito delle sperimentazioni di alcuni missili tedeschi con testate proprio all’uranio impoverito che si sono svolte a Quirra nel 1989. Uno dei missili utilizzati sarebbe addirittura disperso in mare non lontano dalla costa di Villaputzu. Le analisi compiute da Zucchetti hanno confermato la presenza di undici isotopi radioattivi nell’agnello esaminato, elementi non riscontrabili in natura. Si tratterebbe invece di scarti radioattivi di centrali nucleari utilizzati per realizzare proiettili utilizzati dalle forze Nato nei Balcani, Afghanistan, Iraq e Somalia.

Nelle settimane scorse il procuratore Fiordalisi, ha disposto la riesumazione dei corpi di 18 pastori che lavoravano nella zona del Poligono, morti di leucemia. Nei prossimi giorni inizieranno le analisi sulle salme. I reperti saranno analizzati da Evandro Lodi Rizzini, fisico del Cern di Ginevra.

lunedì 21 marzo 2011

Nucleare, demenza senile e deliri vari

La Hack: fate il nucleare in Sardegna. Proprio in quest'isola: e il rischio radioattivo? I terremoti del passato?

pubblicata da Marcello Polastri il giorno domenica 20 marzo 2011 alle ore 0.09

Centrale nucleare.

Sappiamo che la proposta a favore delle centrali nucleari in Sardegna ha suscitato una valanga di proteste.

Anche nel Belpaese si ripensa all'ipotesi nucleare ai potenziali pericoli dopo il disastro del Giappone che, speriamo, possa diventare solo un ricordo e non quel che più si teme...

Ebbene, o meglio "è male", l'astrofisica Margherita Hack, dichiarandosi a favore del nucleare, ha sostenuto sui giornali nostrani: "le centrali potrebbero essere costruite in Sardegna perché è una delle regioni con il minor rischio terremoti".

Diamine, lo ha detto lei, una grande scienziata, e la cosa fa pensare... Lo ha detto si: in un convegno a Trieste. Lo ha ribadito in un'intervista al Giornale, alle agenzie di stampa.

«Esiste - dice - il problema della conformazione dell'Italia come paese sismico ed è quindi necessario scegliere con grande attenzione zone sicure, come l'isola".

Perchè Margherita Hack non viene nella Cattedrale di Cagliari per vedere la lapide del terremoto, perchè una scritta in latino incisa sulla dura, ricorda un sisma verificatosi nel 1616.

La Hack.

Non stiamo dicendo: c'è stato il terremoto. Ma il dubbio esiste! Altrimenti che senso avrebbe quella scritta incisa con le sue lettere cubitali nella sacrestia del Duomo di Cagliari?

E' un dubblio non indifferente: ha spinto un team di studiosi a intraprendere con successo una lunga indagine in Sardegna accertando che parecchie torri campanarie e tante chiese, da quell'anno spesero fior di quattrini per riparare i danni provocati verosimilmente dalla scossa di terremoto che interessò l'isola.

Non è tutto: un leggero sisma nella parte meridionale dell'isola viene riportato dagli storici nel 1771.

Dati scientifici: il primo terremoto "censito" dall'Istituto Nazionale di geofisica risale al 1838. Gli effetti furono misurati con la scala Mercalli soltanto in seguito, in quanto non esistevano strumenti per misurare la magnitudo, e stabilirono un record per i sismi nell'isola: 6 grado.

Nel 1870 una scossa del 5 grado Mercalli (mica piccola) partì da Ittireddu, nel Goceano, nella parte centro-settentrionale dell'isola.

Ancora: 13 novembre del 1948, sisma del 6° grado della scala Mercalli. Epicentro? in mare, nelle acque del Canale di Sardegna, pressi Tunisia.

E per chi pensa a scosse lievi di assestamento, ecco altri dati: 1960. Un altro terremoto del 5° grado della scala Mercalli: epicentro nei dintorni di Tempio.

Nell'agosto del 1977, causato dal vulcano sottomarino Quirino, il terremoto fu registrato nelle vicinanze di Cagliari.

Ora ci fermiamo qui. Per riflettere seriamente sul nucleare in Sardegna.

Meglio altrove, meglio altrove...

In Giappone? Nooo. I giapponesi, dopo lo tsunami, tentano di evitare che la catastrofe si trasformi in apocalisse per quegli atomi che potrebbero impazzire!

I giapponesi, dopo lo tsunami, tentano di evitare che la catastrofe si trasformi in apocalisse per quegli atomi che potrebbero impazzire! E la storia si fa esperienza. E ci suggesrisce: state attenti!

Ma la dichiarazione della Hack, che io stimo, ha fatto perdere alla scienziata qualche punto!

Margherita, vuole le centrali nucleari in Sardegna?

Nuraghe.

La Hack, membro dell'Accademia dei Lincei e di prestigiose società scientifiche internazionali, che ha diretto dipartimenti di astronomia e svolto un'intensa attività divulgativa, da scienziata di primissimo livello che non è mai stata un'esperta né di energia atomica né di geologia, dovrebbe fare un salto in Sardegna: potrebbe innamorarsi del nostro territorio già inquinato tra basi militari e fabbriche, ma soprattutto rivedere le sue dichiarazioni alla luce dei presesunti terremoti. E, nel dubbio, dire no al nucleare per il dubbio che i terremoti, in passato, hanno "baciato" la nostra isola millenaria.

Nel dubbio che anche la nostra civiltà nuragica forse è stata sconquassata da uno tsunami nei tempi atlantidei.

Quel dubbio che non è sinonimo di certezza eppure, nella sua essenzialità, suggerisce che anche in Sardegna il nucleare rappresenta un rischio, non meno che da altre parti d'Italia.

Di Marcello Polastri


giovedì 10 marzo 2011

L'isola affonda in un mare di indifferenza.

Trasporti sempre più cari e intorno il silenzio

di Augusto Secchi

Stamattina ho preso il mio solito caffè con i soliti amici e con un simpatico rappresentante di commercio di Mirandola, provincia di Modena, che ci chiedeva come mai in Sardegna non c’è ancora un movimento di forte indignazione sul caro traghetti che, a suo modesto parere di uomo pratico che lavora con numeri e percentuali, metterà in mutande l’economia dell’isola. Poi ci ha mostrato due biglietti dove veniva evidenziato, senza tema di smentita, il raddoppio della tratta: dai cento e otto euro dell’anno scorso, ai duecento e passa euro di alcuni giorni fa. Siccome era in vena di confidenze ci ha confessato che, in quella costosa traversata, aveva discusso della questione con alcuni autotrasportatori che, anche loro in vena di confidenze, gli avevano confessato che da qualche mese erano stati costretti ad aumentare il costo delle merci trasportate. Merci che, una volta giunte sugli scaffali della piccola e grossa distribuzione, sarebbero aumentate ancora. Fra queste, ci disse sorridendo, c’è anche il caffè che stiamo sorseggiando in questo momento.
Nonostante fosse in vena di confidenze ha avuto il pudore di non dircelo ma, da alcune espressioni, ho capito che allo sbarco nel porto di Olbia si aspettava un mare di figli di guerrieri nuragici che sventolavano bandiere e cartelli, politici che si stracciavano le vesti, altri che protestavano intorno ad un fuoco ravvivato dalle loro tessere di partito che si facevano fiamma e cenere. Mentre gli dicevo che anche noi siamo un po’ abbagliati dall’Isola dei famosi, da Facebook e dalle vicissitudini del Cavaliere che sono diventate più intriganti di un giallo di Fois, sono stato sopraffatto da una serie di domande: “perché questo silenzio non viene infranto da una voce potente e autorevole che senta la necessità di urlare ai quattro venti quest’embargo che a breve ci metterà se non in mutande almeno in ginocchio?
Abbiamo bisogno di un rappresentante di commercio di Mirandola che ci ricordi la gravità di quanto sta succedendo? Perché, a parte qualche voce a scoppio ritardato, tacciono i nostri eletti che siedono su scranni dove noi li abbiamo messi per controllare, verificare e, quando è necessario, urlare la loro indignazione? Perché un tale di Mirandola si indigna per questo scandalo e i nostri politici continuano a far finta che nulla ci sia sotto il sole?” Ma poi, mentre salutavamo il simpatico rappresentante che andava ad imbarcarsi, ho capito: i nostri politici vanno e vengono con agevolazioni e privilegi, il rappresentante di Mirandola, e i poveri cristi, possono solo pagare con denaro contante o sventolare bandiere. Quando ne hanno voglia.

http://gianfrancopintore.blogspot.com/2011...intorno-il.html

sabato 19 febbraio 2011

Sardigna, terra amada

LO SAPEVATE? SAPEVATELO!

Post di Enrico Piras, preso da Facebook e opportunamente riportato sul blogghe;


"Pensi alla Sardegna.
Se non ci abiti, ti viene in mente una terra di mare, una terra bella, dove i soldi girano, dove ci si diverte, dove è facile sognare, il posto ideale in cui vivere. Del resto, tutta la Sardegna è Costa Smeralda. Tutta la Sardegna è fatta dei Briatore, degli Aga Khan, di feste mondane in discoteche e locali di lusso, di caviale e champagne, veline, escort, e genti pillanzosa (gente con il soldo).

Pensi alla Sardegna che ti fanno vedere alla TV, ma dal vivo in certe situazioni, è molto, molto più bella di quella che ti fanno vedere. Certi luoghi isolati della Sardegna sono molto meglio della Costa Smeralda. Se non ci abiti, non puoi saperlo.
La Sardegna non è certamente solo questo. La Sardegna Costa Smeralda è una piccola, piccolissima parte percentuale della situazione reale. Ad esempio, lo sapete che in Sardegna circa la metà della forza lavoro esistente non ha lavoro?
Lo sapete che, essendo molto pochi, se non hai delle amicizie, se non ti rendi vittima del clientelismo e se non sei invitato alle consuete cene pre-elezioni, dove è presente il candidato da appoggiare, difficilmente trovi lavoro? E questo non solo per gli ignoranti come me. Anche i laureati non trovano il lavoro per cui hanno studiato per anni e sono costretti a lavorare nei campi per potersi creare una famiglia o partire “in continente”, la maggior parte delle volte. Ne è la testimonianza il fatto che in Sardegna abbiamo il record di disoccupazione giovanile: dati dell’anno scorso dicono che i giovani dai 15 ai 24 anni che non hanno lavoro o lavorano in nero (e che quindi, se si infortunano gravemente vengono quasi sicuramente licenziati) sono il 44,7%. Un dato deprimente.

Lo sapete che in Sardegna, in certe zone non si muore più di vecchiaia? Ebbene sì, nonostante la longevità dei sardi che abitano in certe zone sia studiata a livello mondiale, in certe altre zone non si muore di vecchiaia. Ad esempio, abbiamo il 60% delle servitù militari italiane, distribuite qui e lì nell’isola. E lo sapete che, coincidenza, è proprio in quelle zone che i sardi non muoiono più di vecchiaia, ma si ammalano di particolari patologie gravi, riconducibili alle scorie tossiche, e molto, troppo simili alle patologie contratte in zone di guerra? Sapete che c'è stato del bestiame nato senza occhi o senza orecchie e non solo? O donne in età fertile che non riescono a portare avanti una gravidanza? Ah, non lo sapete? In Italia non ve lo dicono? Non vi dicono che in Sardegna c’è stata una evidente politica coloniale da parte dell’Italia, con un'industrializzazione, privata e statale, completamente scriteriata, di cui oggi si vedono i frutti?

Lo sapete che ci sono delle cose per cui quasi tutta la classe politica sarda non protesta e non prende provvedimenti, non ultimo lo scandalo E.On al nord? Si, perché un’azienda DISTRIBUTRICE DI ENERGIA PULITA, per delle cause sconosciute, ha sversato circa 30.000 litri di petrolio in mare, contaminando dei tratti tra i migliori della Sardegna, per dirne due Platamona o il Parco dell’Asinara. Alla faccia dell’energia pulita e del rispetto per l’ambiente!

Oltre questo, lo sapete che quasi non abbiamo la possibilità d’eleggere rappresentanti sardi in Europa? E sapete perché? Perché siamo in un Collegio Elettorale, chiamato “dell’Italia insulare” che ci accomuna alla Sicilia come fossimo un’unica cosa. Una cosa praticissima, se non fosse che noi abbiamo una popolazione di circa 1.600.000 abitanti, mentre la Sicilia ne conta più di 5.000.000. Ed un siciliano non va mica a votare un rappresentante sardo, con tutta l’onestà del mondo, non lo farei nemmeno io. Malta, che ha poco più di 400.000 abitanti, conta 7 rappresentanti europei. Noi, che siamo più del triplo, solo uno, ed anche per grazia ricevuta.

Ci sono queste e tante altre cose di noi che non sapete lì in Italia. Per la maggior parte di voi, la vacanza in Sardegna è quasi un sogno. Sarà perché costa molto venire qui? Forse!
Con questo non voglio certo screditare la mia isola, che amo immensamente e che reputo mia ragione di vita, lungi da me. Con questo voglio solo portare all’attenzione di voi italiani che qualche problemino ce l’abbiamo, anche per colpa del vostro stato.
Detto questo, continuate a venire in Sardegna. Per tradizione ed educazione, il popolo sardo vi accoglierà a braccia aperte, con l’ospitalità e l’affetto che da sempre ci contraddistingue."


Di Enrico Piras
venerdì 18 febbraio 2011 alle ore 13.15

martedì 4 gennaio 2011

Rapporto choc sul poligono di Quirra, Villaputzu (Cagliari)

Preso da: LINK

quasi in ogni ovile agnelli nati malformati e pastori ammalati di tumore. Le indagini dei veterinari delle Asl di Lanusei e Cagliari, su incarico del Comitato di indirizzo territoriale che segue il controllo ambientale del poligono, sono arrivati a risultati choc. I dati raccolti a ridosso della zona militare sono assolutamente fuori dalla norma. Addirittura, secondo la verifica dei veterinari Giorgio Melis e Sandro Lorrai, esiste un collegamento tra le deformazioni congenite genetiche degli agnelli e i tumori che hanno colpito gli allevatori. Quasi una strage: il 65 per cento dei pastori che abita e lavora a Quirra si è ammalato di leucemia. MONITORAGGIO Il rapporto è stato spedito a metà dicembre ai responsabili del Comitato d'indagine territoriale che si sta occupando del monitoraggio ambientale della zona del poligono interforze tra le colline di Perdasdefogu e lo specchio di mare di Capo San Lorenzo. È soltanto una prima stesura del lavoro che verrà ultimato entro gennaio con il controllo degli allevamenti presenti nelle campagne di Perdasdefogu. E probabilmente, per una ancora più compiuta analisi, sarà necessario attendere l'esito degli esami di laboratorio in corso sugli ovini e sui bovini prelevati negli allevamenti, sui vermi, sulle cozze e su parte della flora già selezionati dagli esperti. Ma un dato già oggi è certo. Cioè che il lavoro ovile per ovile dei veterinari delle Asl di Lanusei e Cagliari ha confermato quel che da tempo sostengono pacifisti e antimilitaristi riuniti in diversi comitati: ciò che sta accadendo a Quirra è un fatto assolutamente eccezionale. I TUMORI L'indagine dei veterinari (arrivata dieci anni dopo le richieste ufficiali dei pacifisti alle istituzioni) ha analizzato soltanto gli allevamenti. Invece il bilancio dei decessi per tumori aggiornato in un registro a cura del comitato pacifista "Gettiamo le Basi" è ancora più grave: 23 militari e 40 persone tra i civili che pascolano, coltivano, abitano o lavorano nei pressi della zona militare. E finisce per mettere sotto accusa le attività del poligono interforze, anche se nella loro relazione i veterinari effettuano soltanto una fotografia (inquietante) dell'esistente, senza lasciarsi andare nella spiegazione scientifica delle cause di tutto ciò, che dovrà venire dal comitato scientifico responsabile del monitoraggio ambientale sul poligono interforze di Quirra. LE NANOPARTICELLE In attesa dei riscontri ufficiali del controllo del territorio, che doveva concludersi entro il 2009 ma che non è ancora terminato, quel che è emerso dai primi riscontri trapelati alimenta il dibattito intorno al poligono interforze e più in generale sugli effetti che producono tutti i campi di addestramento bellico sardi (anche quelli di Capo Frasca e Teulada) nel territorio. La dottoressa Maria Antonietta Gatti dell'Università di Modena (consulente del ministero della Difesa nella commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito) ha riscontato nanoparticelle di metalli pesanti, ribattezzate polveri di guerra (perché in quelle dimensioni e forme possono essere causate soltanto da esplosioni a temperature raggiungibili solo con l'utilizzo di proiettili arricchiti) persino a Baunei, parecchio a nord rispetto al poligono del Salto di Quirra. E adesso i riscontri dei veterinari che hanno battuto palmo a palmo la zona mettono in correlazione l'alta incidenza dei tumori negli allevatori con i casi di agnelli nati con due teste o sei zampe oppure addirittura sventrati. NEGLI ALLEVAMENTI La ricerca palmo a palmo ha coinvolto tutti gli ovili di Quirra ed è stata confrontata con i dati raccolti in un'altra zona della Sardegna, non troppo lontana, quella di Villagrande. Qualche esempio. In un allevamento a San Lorenzo, sorto 25 anni fa, i veterinari sono venuti a conoscenza di un elevatissimo numero di aborti tra il 1985 e il 1990 e negli ultimi cinque anni sono nati capretti senza organi genitali. Il figlio del titolare dell'allevamento si è ammalato di tumore nel febbraio del 1997 ed è morto nel novembre del 2004. A Tintinau, l'ultimo agnello nato con gli occhi dietro le orecchie risale al dicembre del 2009 e due fratelli allevatori che accudivano il bestiame sono morti di tumore a distanza di otto mesi uno dall'altro tra il 2003 e il 2004. Un terzo fratello è in cura per la stessa patologia dal giugno scorso a Milano. E questi sono soltanto alcuni passi della relazione di 43 pagine firmata dai veterinari Giorgio Mellis e Sandro Lorrai. Una novità per certi versi clamorosa destinata a riscrivere la storia sanitaria del Salto di Quirra e ad aprire nuovi scenari sui tumori nei pastori.
Articolo di PAOLO CARTA.

Articolo in formato PDF 

Ulteriori articoli

mercoledì 22 dicembre 2010

Survival Blog

 Il Survival Blog è un progetto di quel prolificissimo blogger noto come Alessandro "McNab" Girola.
è un racconto a puntate di scrittura condivisa, in cui i partecipanti (chiunque di voi, anche tu che stai leggendo!) scrivono periodicamente, ognuno su il suo blog o nella sezione commenti su quello di Alex, una "puntata" della loro fuga per la soppravvivenza.
Inoltre gli stessi interagiscono tra di loro, producono altri contenuti multimediali (video, foto modificate, messaggi radio, fanart, et cetera) per rendere sempre più "viva" l'esperienza del survival blog.
Inutile specificare che i nostri scrittori survivalisti si basano sulle direttive del nostro puppet master Alex, che ha giustamente scritto un canovaccio da seguire, in modo che a nessuno venga in mente di nuclearizzare lo stivale, facendo finire il "gioco" di tutti gli altri partecipanti.
La storia è la seguente:
Il mondo è stato annientato da un letale morbo, trasmissibile mediante contatto o scambio di liquidi corporei, che rende le persone delle bestie ematofaghe (ovvero che si nutrono di sangue umano) pronte a divorare chiunque capiti a tiro.
Tutto inizia il 23 novembre 2010, con un attacco missilistico della Korea del Nord contro i vicini del Sud.
L'escalation è incontenibile. I NordKoreani reagiscono all'invasione da parte delle forze alleate con un ultima arma suicida. Il morbo di Lee-Chang (detto anche "Prione di Lee-Chang").
Il morbo si diffonde velocemente in tutto il mondo, facendo sprofondare l'umanità in una sorta di medioevo tecnologico, in cui l'elettricità è garantita soltanto da pannelli fotovoltaici ed eolico-idroelettrico. La benzina è praticamente esaurita, non essendoci più nessuno che può estrarre petrolio e trasformalo in carburante utilizzabile. Armi e munizioni sono ancora disponibili, ma fino a quando? La popolazione è anniantata per circa il 90%. Chi non fa parte di questa percentuale sono gialli e pochissimi sopravvissuti, i quali si tengono in contatto via web, l'unico posto "sicuro" dove incontrarsi e collaborare.
Le nostre storie riprendono da qui.

Ultimi giorni di uno sconsolato dicembre 2015.




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mercoledì 27 ottobre 2010

Storie semiserie: Eravamo ragazzi

Eravamo ragazzi e ci dicevano: “Studiate, sennò non sarete nessuno nella vita”. Studiammo.

Dopo aver studiato ci dissero: “Ma non lo sapete che la laurea non serve a niente? Avreste fatto meglio a imparare un mestiere!”. Lo imparammo. Dopo averlo imparato ci dissero: “Che peccato però, tutto quello studio per finire a fare un mestiere?”. Ci convinsero e lasciammo perdere. Quando lasciammo perdere, rimanemmo senza un centesimo. Ricominciammo a sperare, disperati. Prima eravamo troppo giovani e senza esperienza. Dopo pochissimo tempo eravamo già troppo grandi, con troppa esperienza e troppi titoli. Finalmente trovammo un lavoro, a contratto, ferie non pagate, zero malattie, zero tredicesime, zero Tfr, zero sindacati, zero diritti. Lottammo per difendere quel non lavoro. Non facemmo figli - per senso di responsabilità - e crescemmo. Così ci dissero, dall’alto dei loro lavori trovati facilmente negli anni ‘60, con uno straccio di diploma o la licenza media, quando si vinceva facile davvero: “Siete dei bamboccioni, non volete crescere e mettere su famiglia”. E intanto pagavamo le loro pensioni, mentre dicevamo per sempre addio alle nostre. Ci riproducemmo e ci dissero: “Ma come, senza una sicurezza nè un lavoro con un contratto sicuro fate i figli? Siete degli irresponsabili”. A quel punto non potevamo mica ucciderli. Così emigrammo. Andammo altrove, alla ricerca di un angolo sicuro nel mondo, lo trovammo, ci sentimmo bene. Ci sentimmo finalmente a casa. Ma un giorno, quando meno ce lo aspettavamo, il “Sistema Italia” fallì e tutti si ritrovarono col culo per terra. Allora ci dissero: “Ma perchè non avete fatto nulla per impedirlo?”. A quel punto non potemmo che rispondere: “Andatevene a...!!".

mercoledì 6 ottobre 2010

Sit-in Antinucleare a Teulada


Domenica 10 ottobre dalle ore 10 alle 20 in Piazza Fontana a TEULADA (Ca)
si terrà il
SIT-IN ANTINUCLEARE A TEULADA E APPOSIZIONE DI UN BRONZETTO NURAGICO DI VARDIANIA

Il comitato.si.nonucle, al fine di informare il popolo sardo sul referendum consultivo contro il nucleare che verrà votato nella primavera del 2011 e sensibilizzarlo sulla necessità di votare SI al quesito, indice un Sit-In, con convegno e festa, per il giorno domenica 10 ottobre a Teulada in piazza Fontana.

Sono previsti interventi da parte delle varie componenti del comitato, e da parte del pubblico.

Per l'occasione chi non fa ancora parte del comitato, che comprende più di 150 organizzazioni, svariati comuni, artisti, deputati, senatori e migliaia di cittadini, potrà farlo al momento compilando gli appositi moduli.

E' previsto il pranzo e la cena a base di pecora in cappotto, capra arrosto, formaggio, salcicce arrosto o secche, vino, birra alla spina e dolci sardi.

Tutti i partecipanti sono invitati a contribuire portando qualcosa che serva per arricchire le tavolate e da condividere con tutti.

Durante la manifestazione verrà presentata l'iniziativa e apposto, in segno simbolico di difesa del territorio, un bronzetto nuragico installato su un blocco di granito con la scritta" A Vardiania de Teulada e de sa Sardigna totu dae su Perigulu Nucleare"

Ivitata al pranzo anche la stampa.

Partecipiamo in tanti e facciamo sentire la nostra voce.. AJO'

venerdì 1 ottobre 2010

Inquietanti retroscena di ieri e di oggi...

Così Mussolini diffuse la malaria nell isola contro lo sbarco nemico

CAGLIARI. Germi micidiali dal cielo come bombe a scoppio ritardato. Una pioggia invisibile e leggera, silenziosamente mortale come fosse un’epidemia: non è lo scenario di un fantasy-horror ma qualcosa che accadde fra aria e terra di Golfo Aranci nel 1937. E’ un trimotore Savoia Marchetti Sm 81 a volare basso sul litorale gallurese per sganciare ordigni impalpabili. Esperimento di guerra: le spiagge vengono irrorate di bacilli. Gli scienziati di Mussolini cercano l’arma destinata a colpire senza distruggere, a indebolire popolazioni con l’insidia della malattia. A sessant’anni di distanza sono i National Archives di Londra a restituire alla storia una realtà spaventosa, vestendo di documenti quelle che finora non erano che voci dal passato. E’ più di un sospetto: forse la terribile epidemia di malaria che falcidiò i sardi nei vent’anni a cavallo della seconda guerra mondiale è stata l’effetto di un’operazione bellica ordinata dal regime nazi-fascista per frenare lo sbarco alleato, che l’intelligence americana aveva fatto credere potesse realizzarsi nell’isola. E’ stato il giornalista dell’Espresso Gianluca Di Feo (“Veleni di stato”, edizioni Bur, 240 pagine) a riportare alla luce vecchie carte dal contenuto inquietante: si chiama dossier WO 188/685, è un complesso di atti originali che raccolgono le informazioni sulle armi biologiche italiane messe insieme dagli agenti speciali americani e britannici alla fine del conflitto. Documenti da cui emerge una Sardegna già allora considerata laboratorio ideale per test bellici, i sardi forse usati come cavie umane per valutare l’efficacia di armi subdole, che il regime fascista sperava potessero ribaltare le prospettive della guerra. I documenti londinesi contengono i nomi dei ricercatori incaricati dal Duce: il capo è il colonnello Ugo Reitano ma la guida scientifica del programma è affidata alla figura carismatica di Ugo Cassinis, celebre medico e professore di fisiologia umana. E’ lui che nell’interrogatorio condotto dal colonnello William S. Moore il 3 agosto 1944 conferma gli esperimenti compiuti in Italia e indica i luoghi chiave dell’operazione: l’arenile di Ostia, che aerei untori irrorano di germi non letali a scopo sperimentale. Poi La Spezia: qui l’obiettivo delle esercitazioni sono navi della Marina. Ma soprattutto la Sardegna, territorio perfetto per verificare le potenzialità dell’arsenale biologico in fase di studio. Arsenale dove compaiono secondo la testimonianza resa agli alleati da Giuseppe Morselli, il dottor Germe, gli agenti patogeni della peste bubbonica e della brucellosi. Dal lavoro di Di Feo, saldamente ancorato a documenti storici, affiorano ipotesi sconvolgenti: considerata un male endemico in Sardegna e in altre aree acquitrinose d’Italia come Latina e Caserta, la terribile malaria potrebbe non essere altro che la conseguenza di un’attività militare. A puntare con decisione sulle potenzialità infettanti della zanzara anofele a scopo militare è un nucleo di scienziati dello staff di Heinrich Himmler, tra la fine del 1943 e l’inizio del 1944. Con l’enfasi tipica del regime, i ricercatori nazisti si propongono di riprodurre in laboratorio e di rilanciare su larga scala una delle sette piaghe d’Egitto. Studiano le zanzare, insetti invasivi e resistenti. E’ molto probabile che le usino, facendole moltiplicare. Fra i progetti dei nazisti e gli esperimenti di Reitano sembrano emergere legami stretti, di certo gli obbiettivi sono gli stessi. Ecco perché ora non appare più casuale la presenza di Reitano mentre la Sardegna cerca di far fronte alla minaccia letale dell’anofele, verso la fine della guerra: l’epidemia dilaga, la popolazione si ammala, i morti non si contano. I soldati bloccati fra le paludi pontine e decimati dai tedeschi cominciano ad accusare a loro volta le febbri malariche, molti lasciano il fronte. La liberazione del paese si complica, di certo il processo rallenta. Nessuno in quegli anni è in grado di individuare l’origine del contagio, si diffonde però il sospetto che le cause non siano naturali. L’anofele colpisce anche la Sardegna per una ragione storicamente compatibile: i nazisti temevano che gli americani potessero sbarcare nell’isola, depistati dagli alleati che organizzavano la spedizione in Normandia. Gli uomini del Terzo Reich compiono ovunque devastanti sabotaggi sulle opere idrauliche, condizionando il deflusso delle acque e trasformando bacini idrici in stagni. Un’azione coordinata, probabilmente d’intesa con i ricercatori italiani, per creare l’habitat ideale alle zanzare e alimentare l’epidemia malarica. Solo a Latina i 572 ricoveri per malaria del 1940 diventano 54929 quattro anni più tardi. I dati sulla Sardegna non compaiono nei documenti ritrovati a Londra ma chi ha vissuto quegli anni non si stupirebbe davanti a numeri ancora più alti. Ed ecco che quando la guerra finisce, lo scienziato impegnato a programmare pandemie ricompare proprio nell’isola, in una caserma alle porte di Sassari. E’ l’anno 1944 e Reitano comanda una struttura sanitaria. L’armistizio mette fine alla sua attività al servizio del regime. Ma quando il colonnello Moore spedisce in Sardegna un ufficiale per chiedere al ricercatore informazioni sullo stato e sui risultati dei suoi esperimenti le risposte sono contradditorie: lo scienziato che appena cinque anni prima aveva illustrato al terzo congresso di microbiologia di New York i risultati raggiunti nello studio delle armi batteriologiche davanti ad alcuni premi Nobel, ammette solo quello che non può negare e spiega di aver abbandonato le ricerche fin dal 1940. I vertici dell’intelligence statunitense bocciano il rapporto di Moore definendo ridicola la teoria secondo la quale i test si sarebbero esauriti già quattro anni prima. Ma sugli studi compiuti in Sardegna e nel resto d’Italia cala il silenzio più impenetrabile. Eppure la presenza a Sassari di Reitano, in un luogo lontanissimo dal cuore strategico del conflitto, richiama alla mente sospetti cupi e solleva interrogativi che meriterebbero una risposta: quella che Di Feo definisce la sua improvvisa vocazione per lo studio della malaria ha una relazione diretta con l’ondata di insetti assassini che ha falcidiato l’isola e la penisola per vent’anni? E’ molto probabile. Ma la sola certezza storica è che gli americani rispondono con l’uso di armi chimiche a quella che potrebbe essere stata una campagna militare segreta: sui territori malarici, la Sardegna compresa, piove il Ddt. Se l’infezione scompare dall’isola già nel 1949, un anno dopo le ricerche scientifiche dimostrano il potenziale cancerogeno dell’insetticida, il cui uso verrà vietato negli Stati Uniti nel 1972. Di Feo osserva ragionevolmente che «per decenni intere regioni d’Italia hanno convissuto con la sua pioggia velenosa che ha impregnato i territori che oggi ospitano produzioni agricole d’eccellenza». Quale sarà il peso di questa eredità - avverte ancora il giornalista - lo capiremo solo studiando i dati epidemiologici dei prossimi anni, che forse evidenzieranno un legame tra l’effetto finale dell’operazione zanzara e la salute degli italiani. Certo la Sardegna era già negli anni Trenta e Quaranta un luogo di esperimenti letali. Se gli anziani l’hanno sempre raccontato, i documenti confermano che a Linstincheddu, vicino Ozieri, gas letali sono stati custoditi in violazione di qualsiasi accordo internazionale fino al 1976 in una base-bunker, con centro medico e aeroporto. Mentre esercitazioni con armi chimiche si sarebbero svolte nel Nuorese e in provincia di Oristano per quasi cinquant’anni, a partire dalla fine degli anni venti. Oggi infuria la polemica sull’uso di nateriali pericolosi per la salute nei poligoni dell’isola e ancora adesso, a sessant’anni dagli esperimenti di Golfo Aranci, arrivano solo risposte evasive e contradditorie. Come se il tempo non fosse passato. - Mauro Lissia

http://ricerca.gelocal.it/lanuovasardegna/archivio/lanuovasardegna/2009/12/18/SL5PO_SL501.html

lunedì 27 settembre 2010

Oggi nasce Grazia Deledda.


Il 27 settembre è una data importante, almeno in Sardegna.
Nel 1871 infatti nasce Grazia Deledda, una delle scrittrici più famose dell'Isola, se non LA scrittrice più famosa. Assolutamente rilevanti i romanzi (principalmente vado ad elencare quelli che ho letto) "Canne al vento", "L'Edera", "La via del male", "Cenere" ed altri.
Scrittrice oltremodo prolifica, ha scritto una quantità di novelle veramente incredibile.
Famosissima la prima opera citata, "Canne al vento" di cui è stata fatta anche la trasposizione sul piccolo schermo, trasmessa sulla RAI anni or sono.
Inserita ingiustamente nel filone del "verismo" (Verga, ecc) per poter essere studiata nelle scuole, Deledda si caratterizza invece più per una narrativa psicologica, assolutamente identificativo in tal senso l'inizio del suo romanzo più famoso, con una lunga descrizione di esseri fantastici, osservati attraverso gli stanchi occhi del servo Efix.
Il dolore, il pentimento, il destino, l'ineluttabilità del fato permeano la scrittura Deleddiana in ogni sua manifestazione.

Ad appassionati e non, consiglio caldamente la lettura...

lunedì 20 settembre 2010

True Heroes



Philippe Coirzon non è un uomo come tutti.
Risulta privo degli arti inferiori e superiori, asportati a seguito di una violenta scossa elettrica ricevuta mentre smontava l'antenna di casa.
In poche parole gli mancano braccia e gambe.

Tuttavia questo non è bastato a demoralizzarlo.
Sul letto di ospedale, 16 anni fa, Philippe promise che avrebbe attraversato il canale della manica a nuoto (ovvero l'ampio tratto di mare che separa Gran Bretagna dalle coste Francesi).

Il 19 settembre 2010 Philippe ha mantenuto la sua promessa.
Partito da Folkestone, in G.B, alle 8 di sabato mattina, ha raggiunto il midi Francese alle 21,30 dopo una traversata di 21 miglia (1 miglio equivale a 1.609347 Km).

Ovviamente Philippe non si è alzato dal letto un bel giorno di settembre e si è buttato in mare pensando di farcela. Si è fatto costruire apposite protesi speciali che si adattassero a ciò che rimaneva dei suoi arti, ma sopratutto si è allenato negli ultimi due anni in modo intenso e costante.
Philippe ha due figli, sicurmente orgolgliosi di lui.
Philippe ha dimostrato che non conta quello che ti è sucesso, che la forza di volontà può tutto.

Philippe è un eroe.
Un vero eroe, non quei feticci in mutande che corrono dietro un pallone, che sono chiamati da crisalidi decerebrate "eroi" perchè hanno vinto una coppa con sopra un pallone d'orato.

Sono questi i veri eroi?
Non per me.

sabato 4 settembre 2010

Geni si nasce o si diventa? Perchè non piantarla con queste puttanate?


Sono seduto a tavola e sto mangiando dopo aver pulito mezza casa. Sono stanco morto e parecchio incazzato (perchè invece che studiare per un esame che sto preparando ho dovuto sfacchinare come uno schiavo) quando ecco! Alla televisione passa un programma semiserio (ovvero che dovrebbe essere serio ma per certe puttanate che ho sentito si è guadagnato lo status di -semi-) chiamato "Cosmo".
Il servizio che sta andando parla di bambini geniali, i cosidetti "gifted" e continua con una sequela immonda di stronzate.
Messaggi del tipo: "essere dei geni è ereditario", "c'è l'hai nel sangue", "è genetico" e via elencando, in un continuo sprofondare di puttanate degne del peggior b-documentary mai prodotto.

Lancio via il telecomando e mi metto a scrivere, con la ferma convinzione che certe stronzate sono inaccettabili, non si possono ascoltare senza batter ciglio.
Ripenso ad un commento che avevo scritto tempo addietro.

Il discorso è, come tutti i discorsi, di un banalità disarmante: esiste ciò che si Impara dopo la nascita e ciò che si ha come codice Genetico, come fai giustamente notare.
Per analizzare il talento degli scrittori dal punto di vista NON di ciò che hanno imparato leggendo e studiando (e facendo strani lavori, guardando cartoni, praticando la pesca… le fonti di insegnamento nella vita sono ovunque), ma solo dal punto di vista del Talento Innato, bisogna far accoppiare tra loro individui di Talento Innato comprovato e studiare la qualità delle generazioni di scrittori prodotte da questi accoppiamenti (immaginiamo decine di generazioni studiate)
Con adeguati studi si potrà risalire, se presente, a quella sequenza particolare che dona il Talento Innato nella scrittura.
"Interessante.
Per metter su un esperimento con tutti i crismi tuttavia bisognerebbe allontanare
i pargoli dai propri genitori, inserendoli in contensti ben precisi e controllati.
Altrimenti non si riuscirebbe più a distinguere il fattore genetico (il talento) da quello ambientale (l’influenza esercitata dai genitori e dall’ambiente).
Tutto questo a meno che non si riesca a scoprire il “gene del talento”.
Sopprimendo sperimentalmente tale gene (o meglio il Locus sul gene!) sarebbe interessante osservare a posteriori se la cavia risulti effettivamente “talentuosa” o assolutamente priva di simili capacità."
(N.d.A. la parte in corsivo è mia)

Ora...puntualizziamo!
Io stavo puramente cazzeggiando! (come ho anche precisato)

Eppure...mi rendo conto solo ora che il mio cazzeggio potrebbe passare per un accurato studio o come una possibile ipotesi di ricerca per confermare effettivamente che la "genialità" sia ereditaria o meno (la mia risposta verteva più che altro sulle condizioni scientifiche da mettere in atto affinchè l'esperimento non potesse risultare "falsato dalla componente ambientale") .


Porca puttana! Ma ci stiamo rincoglionendo tutti quanti? Diamoci una svegliata!
Essere geni non è assolutamente ereditario! Sicuramente gioca la componente "unica" con cui nasce ogni individuo, esattamente come nasce un cane più veloce di un altro cane, può nascere un bambino con quel "qualcosa in più" di un altro bambino.
Ma non confondiamo un elemento (velocità) legato a fattori muscolari legati all'ereditarietà dei caratteri (come per l'esempio del cane) e l'intelligenza!
L'intelligenza non può essere misurata. L'intelligenza è multiforme. Esistono geni della matematica che son dei minchioni nei rapporti umani, o che magari non sanno neanche come prendere un pennello. Esistono talenti musicali incapaci di calciare un pallone. Esistono persone comunissime, magari il vostro stesso elettricista, capaci di risolvere un problema pratico in pochi minuti, forse anche capaci di pensieri molto più profondi di quanto possiate pensare voi stessi.
Un altro messaggio -diabolico- che passa attraverso questo discorso è che "hey...puoi anche non impegnarti, perchè genio ci nasci oppure rimani una merda".
Come anche "allenarsi non serve a niente, se non nasci genio!" Pure cazzate, troppo facile! Almeno nel programma si è sentito (almeno) che chiunque, chiunque, genio o no, senza allenamento e una pratica costante non può migliorare! Almeno questo, grazie a Dio!






Cos'è l'intelligenza? è un fattore genetico?
Per fattore genetico (a livello pratico) si intende che i genitori del bambino erano dei "gifted", il passaggio di geni verso il bambino, in accordo con le leggi mendeliane più stupide ed elementari, sarà praticamente obbligato (a meno che non consideriamo la III legge). Aggiungiamoci il fattore ambientale (l'educazione del bambino e il luogo da cui riceve maggiori stimoli, ovvero la casa dove vive con i suoi genitori "dotati") ed il bambino nascerà per forza un genio!
è così?


NO, assolutamente! il bambino potrebbe risultare un autentico pezzo di scemo! Questo perchè l'intelligenza, la genialità non è ereditaria ed è subordinata ad altri fattori, puramente emotivi, come il carattere. Tuo figlio è un genio, sa risolvere equazioni improponibili a mente! Però non è così geniale se gli offrono una pista di coca e precipita nel vortice della tossicodipendenza. Carattere, forza di volontà, ambiente, stimoli esterni positivi, intelligenza multiforme, emotività, eccetera eccetera! Questo è ciò che crea un genio...un vero genio! Che magari passa inosservato. Forse quello che vi sta affianco mentre state leggendo questo post idiota, o quello che prende il caffè affianco a voi al bar.
Ricordo una frase che mi ha detto qualcuno una volta "chissà quanti michelangeli mancati ci sono stati"(... per non aver avuto la possibilità di sviluppare il proprio talento)
Forse i geni sono i pochi che riescono ad emergere?
Quindi: geni si nasce o si diventa?

Io penso che lo si diventi, con impegno e costanza.

Spero che non ci sia bisogno del "mio esperimento" per poterlo dimostrare realmente.