mercoledì 22 dicembre 2010

Survival Blog

 Il Survival Blog è un progetto di quel prolificissimo blogger noto come Alessandro "McNab" Girola.
è un racconto a puntate di scrittura condivisa, in cui i partecipanti (chiunque di voi, anche tu che stai leggendo!) scrivono periodicamente, ognuno su il suo blog o nella sezione commenti su quello di Alex, una "puntata" della loro fuga per la soppravvivenza.
Inoltre gli stessi interagiscono tra di loro, producono altri contenuti multimediali (video, foto modificate, messaggi radio, fanart, et cetera) per rendere sempre più "viva" l'esperienza del survival blog.
Inutile specificare che i nostri scrittori survivalisti si basano sulle direttive del nostro puppet master Alex, che ha giustamente scritto un canovaccio da seguire, in modo che a nessuno venga in mente di nuclearizzare lo stivale, facendo finire il "gioco" di tutti gli altri partecipanti.
La storia è la seguente:
Il mondo è stato annientato da un letale morbo, trasmissibile mediante contatto o scambio di liquidi corporei, che rende le persone delle bestie ematofaghe (ovvero che si nutrono di sangue umano) pronte a divorare chiunque capiti a tiro.
Tutto inizia il 23 novembre 2010, con un attacco missilistico della Korea del Nord contro i vicini del Sud.
L'escalation è incontenibile. I NordKoreani reagiscono all'invasione da parte delle forze alleate con un ultima arma suicida. Il morbo di Lee-Chang (detto anche "Prione di Lee-Chang").
Il morbo si diffonde velocemente in tutto il mondo, facendo sprofondare l'umanità in una sorta di medioevo tecnologico, in cui l'elettricità è garantita soltanto da pannelli fotovoltaici ed eolico-idroelettrico. La benzina è praticamente esaurita, non essendoci più nessuno che può estrarre petrolio e trasformalo in carburante utilizzabile. Armi e munizioni sono ancora disponibili, ma fino a quando? La popolazione è anniantata per circa il 90%. Chi non fa parte di questa percentuale sono gialli e pochissimi sopravvissuti, i quali si tengono in contatto via web, l'unico posto "sicuro" dove incontrarsi e collaborare.
Le nostre storie riprendono da qui.

Ultimi giorni di uno sconsolato dicembre 2015.




la pagina su FaceBook

mercoledì 27 ottobre 2010

Storie semiserie: Eravamo ragazzi

Eravamo ragazzi e ci dicevano: “Studiate, sennò non sarete nessuno nella vita”. Studiammo.

Dopo aver studiato ci dissero: “Ma non lo sapete che la laurea non serve a niente? Avreste fatto meglio a imparare un mestiere!”. Lo imparammo. Dopo averlo imparato ci dissero: “Che peccato però, tutto quello studio per finire a fare un mestiere?”. Ci convinsero e lasciammo perdere. Quando lasciammo perdere, rimanemmo senza un centesimo. Ricominciammo a sperare, disperati. Prima eravamo troppo giovani e senza esperienza. Dopo pochissimo tempo eravamo già troppo grandi, con troppa esperienza e troppi titoli. Finalmente trovammo un lavoro, a contratto, ferie non pagate, zero malattie, zero tredicesime, zero Tfr, zero sindacati, zero diritti. Lottammo per difendere quel non lavoro. Non facemmo figli - per senso di responsabilità - e crescemmo. Così ci dissero, dall’alto dei loro lavori trovati facilmente negli anni ‘60, con uno straccio di diploma o la licenza media, quando si vinceva facile davvero: “Siete dei bamboccioni, non volete crescere e mettere su famiglia”. E intanto pagavamo le loro pensioni, mentre dicevamo per sempre addio alle nostre. Ci riproducemmo e ci dissero: “Ma come, senza una sicurezza nè un lavoro con un contratto sicuro fate i figli? Siete degli irresponsabili”. A quel punto non potevamo mica ucciderli. Così emigrammo. Andammo altrove, alla ricerca di un angolo sicuro nel mondo, lo trovammo, ci sentimmo bene. Ci sentimmo finalmente a casa. Ma un giorno, quando meno ce lo aspettavamo, il “Sistema Italia” fallì e tutti si ritrovarono col culo per terra. Allora ci dissero: “Ma perchè non avete fatto nulla per impedirlo?”. A quel punto non potemmo che rispondere: “Andatevene a...!!".

mercoledì 6 ottobre 2010

Sit-in Antinucleare a Teulada


Domenica 10 ottobre dalle ore 10 alle 20 in Piazza Fontana a TEULADA (Ca)
si terrà il
SIT-IN ANTINUCLEARE A TEULADA E APPOSIZIONE DI UN BRONZETTO NURAGICO DI VARDIANIA

Il comitato.si.nonucle, al fine di informare il popolo sardo sul referendum consultivo contro il nucleare che verrà votato nella primavera del 2011 e sensibilizzarlo sulla necessità di votare SI al quesito, indice un Sit-In, con convegno e festa, per il giorno domenica 10 ottobre a Teulada in piazza Fontana.

Sono previsti interventi da parte delle varie componenti del comitato, e da parte del pubblico.

Per l'occasione chi non fa ancora parte del comitato, che comprende più di 150 organizzazioni, svariati comuni, artisti, deputati, senatori e migliaia di cittadini, potrà farlo al momento compilando gli appositi moduli.

E' previsto il pranzo e la cena a base di pecora in cappotto, capra arrosto, formaggio, salcicce arrosto o secche, vino, birra alla spina e dolci sardi.

Tutti i partecipanti sono invitati a contribuire portando qualcosa che serva per arricchire le tavolate e da condividere con tutti.

Durante la manifestazione verrà presentata l'iniziativa e apposto, in segno simbolico di difesa del territorio, un bronzetto nuragico installato su un blocco di granito con la scritta" A Vardiania de Teulada e de sa Sardigna totu dae su Perigulu Nucleare"

Ivitata al pranzo anche la stampa.

Partecipiamo in tanti e facciamo sentire la nostra voce.. AJO'

venerdì 1 ottobre 2010

Inquietanti retroscena di ieri e di oggi...

Così Mussolini diffuse la malaria nell isola contro lo sbarco nemico

CAGLIARI. Germi micidiali dal cielo come bombe a scoppio ritardato. Una pioggia invisibile e leggera, silenziosamente mortale come fosse un’epidemia: non è lo scenario di un fantasy-horror ma qualcosa che accadde fra aria e terra di Golfo Aranci nel 1937. E’ un trimotore Savoia Marchetti Sm 81 a volare basso sul litorale gallurese per sganciare ordigni impalpabili. Esperimento di guerra: le spiagge vengono irrorate di bacilli. Gli scienziati di Mussolini cercano l’arma destinata a colpire senza distruggere, a indebolire popolazioni con l’insidia della malattia. A sessant’anni di distanza sono i National Archives di Londra a restituire alla storia una realtà spaventosa, vestendo di documenti quelle che finora non erano che voci dal passato. E’ più di un sospetto: forse la terribile epidemia di malaria che falcidiò i sardi nei vent’anni a cavallo della seconda guerra mondiale è stata l’effetto di un’operazione bellica ordinata dal regime nazi-fascista per frenare lo sbarco alleato, che l’intelligence americana aveva fatto credere potesse realizzarsi nell’isola. E’ stato il giornalista dell’Espresso Gianluca Di Feo (“Veleni di stato”, edizioni Bur, 240 pagine) a riportare alla luce vecchie carte dal contenuto inquietante: si chiama dossier WO 188/685, è un complesso di atti originali che raccolgono le informazioni sulle armi biologiche italiane messe insieme dagli agenti speciali americani e britannici alla fine del conflitto. Documenti da cui emerge una Sardegna già allora considerata laboratorio ideale per test bellici, i sardi forse usati come cavie umane per valutare l’efficacia di armi subdole, che il regime fascista sperava potessero ribaltare le prospettive della guerra. I documenti londinesi contengono i nomi dei ricercatori incaricati dal Duce: il capo è il colonnello Ugo Reitano ma la guida scientifica del programma è affidata alla figura carismatica di Ugo Cassinis, celebre medico e professore di fisiologia umana. E’ lui che nell’interrogatorio condotto dal colonnello William S. Moore il 3 agosto 1944 conferma gli esperimenti compiuti in Italia e indica i luoghi chiave dell’operazione: l’arenile di Ostia, che aerei untori irrorano di germi non letali a scopo sperimentale. Poi La Spezia: qui l’obiettivo delle esercitazioni sono navi della Marina. Ma soprattutto la Sardegna, territorio perfetto per verificare le potenzialità dell’arsenale biologico in fase di studio. Arsenale dove compaiono secondo la testimonianza resa agli alleati da Giuseppe Morselli, il dottor Germe, gli agenti patogeni della peste bubbonica e della brucellosi. Dal lavoro di Di Feo, saldamente ancorato a documenti storici, affiorano ipotesi sconvolgenti: considerata un male endemico in Sardegna e in altre aree acquitrinose d’Italia come Latina e Caserta, la terribile malaria potrebbe non essere altro che la conseguenza di un’attività militare. A puntare con decisione sulle potenzialità infettanti della zanzara anofele a scopo militare è un nucleo di scienziati dello staff di Heinrich Himmler, tra la fine del 1943 e l’inizio del 1944. Con l’enfasi tipica del regime, i ricercatori nazisti si propongono di riprodurre in laboratorio e di rilanciare su larga scala una delle sette piaghe d’Egitto. Studiano le zanzare, insetti invasivi e resistenti. E’ molto probabile che le usino, facendole moltiplicare. Fra i progetti dei nazisti e gli esperimenti di Reitano sembrano emergere legami stretti, di certo gli obbiettivi sono gli stessi. Ecco perché ora non appare più casuale la presenza di Reitano mentre la Sardegna cerca di far fronte alla minaccia letale dell’anofele, verso la fine della guerra: l’epidemia dilaga, la popolazione si ammala, i morti non si contano. I soldati bloccati fra le paludi pontine e decimati dai tedeschi cominciano ad accusare a loro volta le febbri malariche, molti lasciano il fronte. La liberazione del paese si complica, di certo il processo rallenta. Nessuno in quegli anni è in grado di individuare l’origine del contagio, si diffonde però il sospetto che le cause non siano naturali. L’anofele colpisce anche la Sardegna per una ragione storicamente compatibile: i nazisti temevano che gli americani potessero sbarcare nell’isola, depistati dagli alleati che organizzavano la spedizione in Normandia. Gli uomini del Terzo Reich compiono ovunque devastanti sabotaggi sulle opere idrauliche, condizionando il deflusso delle acque e trasformando bacini idrici in stagni. Un’azione coordinata, probabilmente d’intesa con i ricercatori italiani, per creare l’habitat ideale alle zanzare e alimentare l’epidemia malarica. Solo a Latina i 572 ricoveri per malaria del 1940 diventano 54929 quattro anni più tardi. I dati sulla Sardegna non compaiono nei documenti ritrovati a Londra ma chi ha vissuto quegli anni non si stupirebbe davanti a numeri ancora più alti. Ed ecco che quando la guerra finisce, lo scienziato impegnato a programmare pandemie ricompare proprio nell’isola, in una caserma alle porte di Sassari. E’ l’anno 1944 e Reitano comanda una struttura sanitaria. L’armistizio mette fine alla sua attività al servizio del regime. Ma quando il colonnello Moore spedisce in Sardegna un ufficiale per chiedere al ricercatore informazioni sullo stato e sui risultati dei suoi esperimenti le risposte sono contradditorie: lo scienziato che appena cinque anni prima aveva illustrato al terzo congresso di microbiologia di New York i risultati raggiunti nello studio delle armi batteriologiche davanti ad alcuni premi Nobel, ammette solo quello che non può negare e spiega di aver abbandonato le ricerche fin dal 1940. I vertici dell’intelligence statunitense bocciano il rapporto di Moore definendo ridicola la teoria secondo la quale i test si sarebbero esauriti già quattro anni prima. Ma sugli studi compiuti in Sardegna e nel resto d’Italia cala il silenzio più impenetrabile. Eppure la presenza a Sassari di Reitano, in un luogo lontanissimo dal cuore strategico del conflitto, richiama alla mente sospetti cupi e solleva interrogativi che meriterebbero una risposta: quella che Di Feo definisce la sua improvvisa vocazione per lo studio della malaria ha una relazione diretta con l’ondata di insetti assassini che ha falcidiato l’isola e la penisola per vent’anni? E’ molto probabile. Ma la sola certezza storica è che gli americani rispondono con l’uso di armi chimiche a quella che potrebbe essere stata una campagna militare segreta: sui territori malarici, la Sardegna compresa, piove il Ddt. Se l’infezione scompare dall’isola già nel 1949, un anno dopo le ricerche scientifiche dimostrano il potenziale cancerogeno dell’insetticida, il cui uso verrà vietato negli Stati Uniti nel 1972. Di Feo osserva ragionevolmente che «per decenni intere regioni d’Italia hanno convissuto con la sua pioggia velenosa che ha impregnato i territori che oggi ospitano produzioni agricole d’eccellenza». Quale sarà il peso di questa eredità - avverte ancora il giornalista - lo capiremo solo studiando i dati epidemiologici dei prossimi anni, che forse evidenzieranno un legame tra l’effetto finale dell’operazione zanzara e la salute degli italiani. Certo la Sardegna era già negli anni Trenta e Quaranta un luogo di esperimenti letali. Se gli anziani l’hanno sempre raccontato, i documenti confermano che a Linstincheddu, vicino Ozieri, gas letali sono stati custoditi in violazione di qualsiasi accordo internazionale fino al 1976 in una base-bunker, con centro medico e aeroporto. Mentre esercitazioni con armi chimiche si sarebbero svolte nel Nuorese e in provincia di Oristano per quasi cinquant’anni, a partire dalla fine degli anni venti. Oggi infuria la polemica sull’uso di nateriali pericolosi per la salute nei poligoni dell’isola e ancora adesso, a sessant’anni dagli esperimenti di Golfo Aranci, arrivano solo risposte evasive e contradditorie. Come se il tempo non fosse passato. - Mauro Lissia

http://ricerca.gelocal.it/lanuovasardegna/archivio/lanuovasardegna/2009/12/18/SL5PO_SL501.html

lunedì 27 settembre 2010

Oggi nasce Grazia Deledda.


Il 27 settembre è una data importante, almeno in Sardegna.
Nel 1871 infatti nasce Grazia Deledda, una delle scrittrici più famose dell'Isola, se non LA scrittrice più famosa. Assolutamente rilevanti i romanzi (principalmente vado ad elencare quelli che ho letto) "Canne al vento", "L'Edera", "La via del male", "Cenere" ed altri.
Scrittrice oltremodo prolifica, ha scritto una quantità di novelle veramente incredibile.
Famosissima la prima opera citata, "Canne al vento" di cui è stata fatta anche la trasposizione sul piccolo schermo, trasmessa sulla RAI anni or sono.
Inserita ingiustamente nel filone del "verismo" (Verga, ecc) per poter essere studiata nelle scuole, Deledda si caratterizza invece più per una narrativa psicologica, assolutamente identificativo in tal senso l'inizio del suo romanzo più famoso, con una lunga descrizione di esseri fantastici, osservati attraverso gli stanchi occhi del servo Efix.
Il dolore, il pentimento, il destino, l'ineluttabilità del fato permeano la scrittura Deleddiana in ogni sua manifestazione.

Ad appassionati e non, consiglio caldamente la lettura...

lunedì 20 settembre 2010

True Heroes



Philippe Coirzon non è un uomo come tutti.
Risulta privo degli arti inferiori e superiori, asportati a seguito di una violenta scossa elettrica ricevuta mentre smontava l'antenna di casa.
In poche parole gli mancano braccia e gambe.

Tuttavia questo non è bastato a demoralizzarlo.
Sul letto di ospedale, 16 anni fa, Philippe promise che avrebbe attraversato il canale della manica a nuoto (ovvero l'ampio tratto di mare che separa Gran Bretagna dalle coste Francesi).

Il 19 settembre 2010 Philippe ha mantenuto la sua promessa.
Partito da Folkestone, in G.B, alle 8 di sabato mattina, ha raggiunto il midi Francese alle 21,30 dopo una traversata di 21 miglia (1 miglio equivale a 1.609347 Km).

Ovviamente Philippe non si è alzato dal letto un bel giorno di settembre e si è buttato in mare pensando di farcela. Si è fatto costruire apposite protesi speciali che si adattassero a ciò che rimaneva dei suoi arti, ma sopratutto si è allenato negli ultimi due anni in modo intenso e costante.
Philippe ha due figli, sicurmente orgolgliosi di lui.
Philippe ha dimostrato che non conta quello che ti è sucesso, che la forza di volontà può tutto.

Philippe è un eroe.
Un vero eroe, non quei feticci in mutande che corrono dietro un pallone, che sono chiamati da crisalidi decerebrate "eroi" perchè hanno vinto una coppa con sopra un pallone d'orato.

Sono questi i veri eroi?
Non per me.

sabato 4 settembre 2010

Geni si nasce o si diventa? Perchè non piantarla con queste puttanate?


Sono seduto a tavola e sto mangiando dopo aver pulito mezza casa. Sono stanco morto e parecchio incazzato (perchè invece che studiare per un esame che sto preparando ho dovuto sfacchinare come uno schiavo) quando ecco! Alla televisione passa un programma semiserio (ovvero che dovrebbe essere serio ma per certe puttanate che ho sentito si è guadagnato lo status di -semi-) chiamato "Cosmo".
Il servizio che sta andando parla di bambini geniali, i cosidetti "gifted" e continua con una sequela immonda di stronzate.
Messaggi del tipo: "essere dei geni è ereditario", "c'è l'hai nel sangue", "è genetico" e via elencando, in un continuo sprofondare di puttanate degne del peggior b-documentary mai prodotto.

Lancio via il telecomando e mi metto a scrivere, con la ferma convinzione che certe stronzate sono inaccettabili, non si possono ascoltare senza batter ciglio.
Ripenso ad un commento che avevo scritto tempo addietro.

Il discorso è, come tutti i discorsi, di un banalità disarmante: esiste ciò che si Impara dopo la nascita e ciò che si ha come codice Genetico, come fai giustamente notare.
Per analizzare il talento degli scrittori dal punto di vista NON di ciò che hanno imparato leggendo e studiando (e facendo strani lavori, guardando cartoni, praticando la pesca… le fonti di insegnamento nella vita sono ovunque), ma solo dal punto di vista del Talento Innato, bisogna far accoppiare tra loro individui di Talento Innato comprovato e studiare la qualità delle generazioni di scrittori prodotte da questi accoppiamenti (immaginiamo decine di generazioni studiate)
Con adeguati studi si potrà risalire, se presente, a quella sequenza particolare che dona il Talento Innato nella scrittura.
"Interessante.
Per metter su un esperimento con tutti i crismi tuttavia bisognerebbe allontanare
i pargoli dai propri genitori, inserendoli in contensti ben precisi e controllati.
Altrimenti non si riuscirebbe più a distinguere il fattore genetico (il talento) da quello ambientale (l’influenza esercitata dai genitori e dall’ambiente).
Tutto questo a meno che non si riesca a scoprire il “gene del talento”.
Sopprimendo sperimentalmente tale gene (o meglio il Locus sul gene!) sarebbe interessante osservare a posteriori se la cavia risulti effettivamente “talentuosa” o assolutamente priva di simili capacità."
(N.d.A. la parte in corsivo è mia)

Ora...puntualizziamo!
Io stavo puramente cazzeggiando! (come ho anche precisato)

Eppure...mi rendo conto solo ora che il mio cazzeggio potrebbe passare per un accurato studio o come una possibile ipotesi di ricerca per confermare effettivamente che la "genialità" sia ereditaria o meno (la mia risposta verteva più che altro sulle condizioni scientifiche da mettere in atto affinchè l'esperimento non potesse risultare "falsato dalla componente ambientale") .


Porca puttana! Ma ci stiamo rincoglionendo tutti quanti? Diamoci una svegliata!
Essere geni non è assolutamente ereditario! Sicuramente gioca la componente "unica" con cui nasce ogni individuo, esattamente come nasce un cane più veloce di un altro cane, può nascere un bambino con quel "qualcosa in più" di un altro bambino.
Ma non confondiamo un elemento (velocità) legato a fattori muscolari legati all'ereditarietà dei caratteri (come per l'esempio del cane) e l'intelligenza!
L'intelligenza non può essere misurata. L'intelligenza è multiforme. Esistono geni della matematica che son dei minchioni nei rapporti umani, o che magari non sanno neanche come prendere un pennello. Esistono talenti musicali incapaci di calciare un pallone. Esistono persone comunissime, magari il vostro stesso elettricista, capaci di risolvere un problema pratico in pochi minuti, forse anche capaci di pensieri molto più profondi di quanto possiate pensare voi stessi.
Un altro messaggio -diabolico- che passa attraverso questo discorso è che "hey...puoi anche non impegnarti, perchè genio ci nasci oppure rimani una merda".
Come anche "allenarsi non serve a niente, se non nasci genio!" Pure cazzate, troppo facile! Almeno nel programma si è sentito (almeno) che chiunque, chiunque, genio o no, senza allenamento e una pratica costante non può migliorare! Almeno questo, grazie a Dio!






Cos'è l'intelligenza? è un fattore genetico?
Per fattore genetico (a livello pratico) si intende che i genitori del bambino erano dei "gifted", il passaggio di geni verso il bambino, in accordo con le leggi mendeliane più stupide ed elementari, sarà praticamente obbligato (a meno che non consideriamo la III legge). Aggiungiamoci il fattore ambientale (l'educazione del bambino e il luogo da cui riceve maggiori stimoli, ovvero la casa dove vive con i suoi genitori "dotati") ed il bambino nascerà per forza un genio!
è così?


NO, assolutamente! il bambino potrebbe risultare un autentico pezzo di scemo! Questo perchè l'intelligenza, la genialità non è ereditaria ed è subordinata ad altri fattori, puramente emotivi, come il carattere. Tuo figlio è un genio, sa risolvere equazioni improponibili a mente! Però non è così geniale se gli offrono una pista di coca e precipita nel vortice della tossicodipendenza. Carattere, forza di volontà, ambiente, stimoli esterni positivi, intelligenza multiforme, emotività, eccetera eccetera! Questo è ciò che crea un genio...un vero genio! Che magari passa inosservato. Forse quello che vi sta affianco mentre state leggendo questo post idiota, o quello che prende il caffè affianco a voi al bar.
Ricordo una frase che mi ha detto qualcuno una volta "chissà quanti michelangeli mancati ci sono stati"(... per non aver avuto la possibilità di sviluppare il proprio talento)
Forse i geni sono i pochi che riescono ad emergere?
Quindi: geni si nasce o si diventa?

Io penso che lo si diventi, con impegno e costanza.

Spero che non ci sia bisogno del "mio esperimento" per poterlo dimostrare realmente.

venerdì 1 gennaio 2010

Avatar? No, Ferngully!



AVATAR

La storia? Un umano si addentra in un mondo selvaggio e incontaminato, un mondo nuovo, dove la tecnologia è sconosciuta. Le creature di questa sorta di gigantesca foresta sembrano quasi elfi, quasi usassero la magia. Ma il loro mondo è minacciato. La cupidigia umana cerca di divorare la loro terra, per produrre il denaro, dannazione e delizia degli uomini.

Qualcosa succede, un "alieno", un umano, un ragazzo, viene salvato da una creatura di quello stesso mondo che lui sta contribuendo a distruggere.
Non troppo inaspettatamente, il ragazzo si schiera a sostegno della sua salvatrice, e lottando insieme, si sacrificano per la salvezza di quella terra favolosa.

Bello? Piaciuto? Pensate io stia parlando di Avatar?

SBAGLIATO!

Sostanzialmente questa è la trama di "Ferngully", film di animazione della 20th century Fox uscito nel 1992, quando il sottoscritto era poco meno che un bambinello (ma con una memoria d'acciaio...visto che me lo ricordo ancora per filo e per segno).
Al posto di Fatine svolazzanti e boscaioli, James Cameron ha messo delle specie di elfi blu usciti da world of warcraft, che pilotano (sempre svolazzanti sono) sorta di pterosauri usciti dal King Kong di Peter Jackson, che usano poteri telepatici in sostituzione alla "magia" del già citato cartone. L'allegra brigata umana è composta invece dai soliti marines che pilotano robottoni alla matrix e navi volanti degne di Starship Tropeers, o del ben più famoso Halo.
La segatrice (simbolo inarrestabile della distruzione della natura-vita) in questo caso è sostituita da una gigantesca macchina scavatrice che ha la sua controparte reale in un mostruoso marchingegno su rotaie che è attualmente al lavoro nel bacino minerario della Germania (si, perchè in questo caso siamo NOI gli alieni cattivi, e siamo sempre NOI che stiamo distruggendo il nostro mondo, non ipotetici alieni alla "indipendence day").
Il legno in questo caso (l'oggetto del desiderio che muove genericamente tutte le storie) è sostituito da un elemento ben più prezioso (solo agli occhi di chi lo cerca), una sorta di minerale superconduttore del valore di qualche milione al grammo.

Qualche piccolo cambiamento...
MA la trama è decisamente IDENTICA.

1) Vengono presentati due mondi contrapposti. Uno negativo (umani) l'altro positivo (Elfi/Na'Vi).
2) Due personaggi appartenenti rispettivamente a questo e a quell'altro mondo si incontrano.
3) Dopo un iniziale rapporto basato sulla fiducia (che verrà puntualmente tradita) la relazione tra i due si fa più intima e intensa.
4) I membri del mondo di uno dei due personaggi (Umani) distruggono la foresta, gli Elfi-Na'Vi cercano di fermarli.
5) Si scopre il "tradimento", ma il protagonista è ormai sincero, le sue concezioni sono profondamente cambiate stando a contatto con i "nativi". Ciononostante viene rifiutato dalla sua controparte femminile.
6) Dopo un primo insuccesso (è la fase in cui la storia solitamente "precipita") i due personaggi si riappacificano e si uniscono per combattere insieme contro il nemico, ottenendo il risultato sperato (solitamente positivo).
7) Finale (happy end?) a discrezione dell'autore...

7) aggiungeteci tutti i personaggi di contorno (co-protagonisti) [L'elfo-Na'Vi capo promesso alla protagonista, gli "aiutanti" del main character....ecc].

E questa è la ricetta.
Un plagio?
Non so, non penso.
Perchè in fin dei conti possiamo elaborare mille possibili varianti, ma le storie, quelle che ci catturano e che sanno farsi ascoltare, sono sempre le stesse, fin dai tempi in cui l'uomo cacciava con l'arco e si sedeva intorno al fuoco ad ascoltare i propri narratori.