mercoledì 27 ottobre 2010

Storie semiserie: Eravamo ragazzi

Eravamo ragazzi e ci dicevano: “Studiate, sennò non sarete nessuno nella vita”. Studiammo.

Dopo aver studiato ci dissero: “Ma non lo sapete che la laurea non serve a niente? Avreste fatto meglio a imparare un mestiere!”. Lo imparammo. Dopo averlo imparato ci dissero: “Che peccato però, tutto quello studio per finire a fare un mestiere?”. Ci convinsero e lasciammo perdere. Quando lasciammo perdere, rimanemmo senza un centesimo. Ricominciammo a sperare, disperati. Prima eravamo troppo giovani e senza esperienza. Dopo pochissimo tempo eravamo già troppo grandi, con troppa esperienza e troppi titoli. Finalmente trovammo un lavoro, a contratto, ferie non pagate, zero malattie, zero tredicesime, zero Tfr, zero sindacati, zero diritti. Lottammo per difendere quel non lavoro. Non facemmo figli - per senso di responsabilità - e crescemmo. Così ci dissero, dall’alto dei loro lavori trovati facilmente negli anni ‘60, con uno straccio di diploma o la licenza media, quando si vinceva facile davvero: “Siete dei bamboccioni, non volete crescere e mettere su famiglia”. E intanto pagavamo le loro pensioni, mentre dicevamo per sempre addio alle nostre. Ci riproducemmo e ci dissero: “Ma come, senza una sicurezza nè un lavoro con un contratto sicuro fate i figli? Siete degli irresponsabili”. A quel punto non potevamo mica ucciderli. Così emigrammo. Andammo altrove, alla ricerca di un angolo sicuro nel mondo, lo trovammo, ci sentimmo bene. Ci sentimmo finalmente a casa. Ma un giorno, quando meno ce lo aspettavamo, il “Sistema Italia” fallì e tutti si ritrovarono col culo per terra. Allora ci dissero: “Ma perchè non avete fatto nulla per impedirlo?”. A quel punto non potemmo che rispondere: “Andatevene a...!!".

mercoledì 6 ottobre 2010

Sit-in Antinucleare a Teulada


Domenica 10 ottobre dalle ore 10 alle 20 in Piazza Fontana a TEULADA (Ca)
si terrà il
SIT-IN ANTINUCLEARE A TEULADA E APPOSIZIONE DI UN BRONZETTO NURAGICO DI VARDIANIA

Il comitato.si.nonucle, al fine di informare il popolo sardo sul referendum consultivo contro il nucleare che verrà votato nella primavera del 2011 e sensibilizzarlo sulla necessità di votare SI al quesito, indice un Sit-In, con convegno e festa, per il giorno domenica 10 ottobre a Teulada in piazza Fontana.

Sono previsti interventi da parte delle varie componenti del comitato, e da parte del pubblico.

Per l'occasione chi non fa ancora parte del comitato, che comprende più di 150 organizzazioni, svariati comuni, artisti, deputati, senatori e migliaia di cittadini, potrà farlo al momento compilando gli appositi moduli.

E' previsto il pranzo e la cena a base di pecora in cappotto, capra arrosto, formaggio, salcicce arrosto o secche, vino, birra alla spina e dolci sardi.

Tutti i partecipanti sono invitati a contribuire portando qualcosa che serva per arricchire le tavolate e da condividere con tutti.

Durante la manifestazione verrà presentata l'iniziativa e apposto, in segno simbolico di difesa del territorio, un bronzetto nuragico installato su un blocco di granito con la scritta" A Vardiania de Teulada e de sa Sardigna totu dae su Perigulu Nucleare"

Ivitata al pranzo anche la stampa.

Partecipiamo in tanti e facciamo sentire la nostra voce.. AJO'

venerdì 1 ottobre 2010

Inquietanti retroscena di ieri e di oggi...

Così Mussolini diffuse la malaria nell isola contro lo sbarco nemico

CAGLIARI. Germi micidiali dal cielo come bombe a scoppio ritardato. Una pioggia invisibile e leggera, silenziosamente mortale come fosse un’epidemia: non è lo scenario di un fantasy-horror ma qualcosa che accadde fra aria e terra di Golfo Aranci nel 1937. E’ un trimotore Savoia Marchetti Sm 81 a volare basso sul litorale gallurese per sganciare ordigni impalpabili. Esperimento di guerra: le spiagge vengono irrorate di bacilli. Gli scienziati di Mussolini cercano l’arma destinata a colpire senza distruggere, a indebolire popolazioni con l’insidia della malattia. A sessant’anni di distanza sono i National Archives di Londra a restituire alla storia una realtà spaventosa, vestendo di documenti quelle che finora non erano che voci dal passato. E’ più di un sospetto: forse la terribile epidemia di malaria che falcidiò i sardi nei vent’anni a cavallo della seconda guerra mondiale è stata l’effetto di un’operazione bellica ordinata dal regime nazi-fascista per frenare lo sbarco alleato, che l’intelligence americana aveva fatto credere potesse realizzarsi nell’isola. E’ stato il giornalista dell’Espresso Gianluca Di Feo (“Veleni di stato”, edizioni Bur, 240 pagine) a riportare alla luce vecchie carte dal contenuto inquietante: si chiama dossier WO 188/685, è un complesso di atti originali che raccolgono le informazioni sulle armi biologiche italiane messe insieme dagli agenti speciali americani e britannici alla fine del conflitto. Documenti da cui emerge una Sardegna già allora considerata laboratorio ideale per test bellici, i sardi forse usati come cavie umane per valutare l’efficacia di armi subdole, che il regime fascista sperava potessero ribaltare le prospettive della guerra. I documenti londinesi contengono i nomi dei ricercatori incaricati dal Duce: il capo è il colonnello Ugo Reitano ma la guida scientifica del programma è affidata alla figura carismatica di Ugo Cassinis, celebre medico e professore di fisiologia umana. E’ lui che nell’interrogatorio condotto dal colonnello William S. Moore il 3 agosto 1944 conferma gli esperimenti compiuti in Italia e indica i luoghi chiave dell’operazione: l’arenile di Ostia, che aerei untori irrorano di germi non letali a scopo sperimentale. Poi La Spezia: qui l’obiettivo delle esercitazioni sono navi della Marina. Ma soprattutto la Sardegna, territorio perfetto per verificare le potenzialità dell’arsenale biologico in fase di studio. Arsenale dove compaiono secondo la testimonianza resa agli alleati da Giuseppe Morselli, il dottor Germe, gli agenti patogeni della peste bubbonica e della brucellosi. Dal lavoro di Di Feo, saldamente ancorato a documenti storici, affiorano ipotesi sconvolgenti: considerata un male endemico in Sardegna e in altre aree acquitrinose d’Italia come Latina e Caserta, la terribile malaria potrebbe non essere altro che la conseguenza di un’attività militare. A puntare con decisione sulle potenzialità infettanti della zanzara anofele a scopo militare è un nucleo di scienziati dello staff di Heinrich Himmler, tra la fine del 1943 e l’inizio del 1944. Con l’enfasi tipica del regime, i ricercatori nazisti si propongono di riprodurre in laboratorio e di rilanciare su larga scala una delle sette piaghe d’Egitto. Studiano le zanzare, insetti invasivi e resistenti. E’ molto probabile che le usino, facendole moltiplicare. Fra i progetti dei nazisti e gli esperimenti di Reitano sembrano emergere legami stretti, di certo gli obbiettivi sono gli stessi. Ecco perché ora non appare più casuale la presenza di Reitano mentre la Sardegna cerca di far fronte alla minaccia letale dell’anofele, verso la fine della guerra: l’epidemia dilaga, la popolazione si ammala, i morti non si contano. I soldati bloccati fra le paludi pontine e decimati dai tedeschi cominciano ad accusare a loro volta le febbri malariche, molti lasciano il fronte. La liberazione del paese si complica, di certo il processo rallenta. Nessuno in quegli anni è in grado di individuare l’origine del contagio, si diffonde però il sospetto che le cause non siano naturali. L’anofele colpisce anche la Sardegna per una ragione storicamente compatibile: i nazisti temevano che gli americani potessero sbarcare nell’isola, depistati dagli alleati che organizzavano la spedizione in Normandia. Gli uomini del Terzo Reich compiono ovunque devastanti sabotaggi sulle opere idrauliche, condizionando il deflusso delle acque e trasformando bacini idrici in stagni. Un’azione coordinata, probabilmente d’intesa con i ricercatori italiani, per creare l’habitat ideale alle zanzare e alimentare l’epidemia malarica. Solo a Latina i 572 ricoveri per malaria del 1940 diventano 54929 quattro anni più tardi. I dati sulla Sardegna non compaiono nei documenti ritrovati a Londra ma chi ha vissuto quegli anni non si stupirebbe davanti a numeri ancora più alti. Ed ecco che quando la guerra finisce, lo scienziato impegnato a programmare pandemie ricompare proprio nell’isola, in una caserma alle porte di Sassari. E’ l’anno 1944 e Reitano comanda una struttura sanitaria. L’armistizio mette fine alla sua attività al servizio del regime. Ma quando il colonnello Moore spedisce in Sardegna un ufficiale per chiedere al ricercatore informazioni sullo stato e sui risultati dei suoi esperimenti le risposte sono contradditorie: lo scienziato che appena cinque anni prima aveva illustrato al terzo congresso di microbiologia di New York i risultati raggiunti nello studio delle armi batteriologiche davanti ad alcuni premi Nobel, ammette solo quello che non può negare e spiega di aver abbandonato le ricerche fin dal 1940. I vertici dell’intelligence statunitense bocciano il rapporto di Moore definendo ridicola la teoria secondo la quale i test si sarebbero esauriti già quattro anni prima. Ma sugli studi compiuti in Sardegna e nel resto d’Italia cala il silenzio più impenetrabile. Eppure la presenza a Sassari di Reitano, in un luogo lontanissimo dal cuore strategico del conflitto, richiama alla mente sospetti cupi e solleva interrogativi che meriterebbero una risposta: quella che Di Feo definisce la sua improvvisa vocazione per lo studio della malaria ha una relazione diretta con l’ondata di insetti assassini che ha falcidiato l’isola e la penisola per vent’anni? E’ molto probabile. Ma la sola certezza storica è che gli americani rispondono con l’uso di armi chimiche a quella che potrebbe essere stata una campagna militare segreta: sui territori malarici, la Sardegna compresa, piove il Ddt. Se l’infezione scompare dall’isola già nel 1949, un anno dopo le ricerche scientifiche dimostrano il potenziale cancerogeno dell’insetticida, il cui uso verrà vietato negli Stati Uniti nel 1972. Di Feo osserva ragionevolmente che «per decenni intere regioni d’Italia hanno convissuto con la sua pioggia velenosa che ha impregnato i territori che oggi ospitano produzioni agricole d’eccellenza». Quale sarà il peso di questa eredità - avverte ancora il giornalista - lo capiremo solo studiando i dati epidemiologici dei prossimi anni, che forse evidenzieranno un legame tra l’effetto finale dell’operazione zanzara e la salute degli italiani. Certo la Sardegna era già negli anni Trenta e Quaranta un luogo di esperimenti letali. Se gli anziani l’hanno sempre raccontato, i documenti confermano che a Linstincheddu, vicino Ozieri, gas letali sono stati custoditi in violazione di qualsiasi accordo internazionale fino al 1976 in una base-bunker, con centro medico e aeroporto. Mentre esercitazioni con armi chimiche si sarebbero svolte nel Nuorese e in provincia di Oristano per quasi cinquant’anni, a partire dalla fine degli anni venti. Oggi infuria la polemica sull’uso di nateriali pericolosi per la salute nei poligoni dell’isola e ancora adesso, a sessant’anni dagli esperimenti di Golfo Aranci, arrivano solo risposte evasive e contradditorie. Come se il tempo non fosse passato. - Mauro Lissia

http://ricerca.gelocal.it/lanuovasardegna/archivio/lanuovasardegna/2009/12/18/SL5PO_SL501.html