sabato 29 ottobre 2011

Cani e gatti finiscono nel redditometro L'Anmvi: "Siamo al surrealismo fiscale"

Il presidente dell'Associazione
dei veterinari: «Il Governo
italiano continua a lucrare
sugli animali da compagnia»


Avere un cane o un gatto sarebbe un segno di ricchezza. O, meglio, le spese veterinarie sarebbero comprese tra gli indicatori di ricchezza che l'Agenzia delle Entrate ha individuato nel nuovo redditometro sperimentale.
Dura la reazione dell'Associazione nazionale medici veterinari (Anmvi):
«Siamo al surrealismo fiscale - dichiara Marco Melosi, presidente dell'Associazione -. è l'ennesima allucinazione del Fisco nazionale, un quadro visionario, degno della ribellione descritta nella Fattoria di George Orwell». Lo dichiara Marco Melosi, presidente dell'Associazione nazionale medici veterinari (Anmvi), dopo la presentazione all'Agenzia delle Entrate del nuovo redditometro sperimentale che include fra le sette categorie del redditometro anche le spese veterinarie.

«Per la tutela animale l'Italia - ricorda Melosi - vanta una legislazione che offre a questi "esseri senzienti" le più alte garanzie di tutela penale. Si mobilitano ministri e parlamentari, si sprecano le affermazioni di principio, si scomoda persino il Patrono d'Italia. Ma è una ipocrisia. Il Governo italiano continua a lucrare sugli animali da compagnia, a considerare il cavallo un indicatore nel reddito, a ridurre le detrazioni sulle spese veterinarie per cani e gatti, ad aumentare le tasse portando l'Iva ai massimi livelli storici (21%) sul loro cibo e sulle cure mediche degli animali da compagnia, inclusi furetti, conigli e criceti che sempre più numerosi popolano le case degli italiani. Per via XX Settembre, gli animali sono davvero 'un Tesorò. Ma evidentemente, per lo Stato italiano la capacità senziente degli animali è stata interpretata come capacità tributaria e di patire la peggiore vessazione fiscale di tutta Europa».

Sulla carta, ricorda l'Anmvi, gli animali sono esseri senzienti tutelati da: Trattato di Lisbona dell'Unione europea; Convenzione europea di Strasburgo; Legge 281/1991 (Lo Stato tutela gli animali di affezione al fine di tutelare la salute pubblica e l'ambiente); Legge 189/2004 (divieto di combattimenti e di utilizzo per pellicce); Codice penale (reato di maltrattamento, di uccisione, di abbandono); Legge 201/2010 (reato di traffico di animali); Codice della strada (obbligo di soccorso animali); leggi regionali; ordinanze ministeriali e comunali.

Ma - sottolineano i veterinari - nel nostro Paese, sopportano: l'aliquota Iva più alta sulla loro salute (dal 20 al 21%); l'aliquota Iva più alta sui loro alimenti (dal 20 al 21%); la riduzione delle detrazioni fiscali delle cure veterinarie; l'inserimento nel redditometro dei cavalli; l'inserimento del redditometro della spesa veterinaria per le loro cure; imposte sugli obblighi amministrativi (anagrafe e passaporto); imposte sulle vaccinazioni essenziali e obbligatorie; imposte sulla prevenzione delle malattie trasmissibili all'uomo (es. leishmaniosi); imposte sulla sterilizzazione per contrastare il randagismo. Questo mentre in Europa il Parlamento wuropeo incoraggia le misure veterinarie per combattere il randagismo; il Trattato di Lisbona considera gli animali esseri senzienti e la Commissione europea legifera in favore della sanità animale e finanzia il benessere animale.


http://www3.lastampa.it/lazampa/articolo/lstp/426748/

lunedì 30 maggio 2011

Ci dissero

Ci dissero si trattava di impianti per missili, non di guerra bensì per sondare la luna e l'universo spazio - e si presero 14 mila ettari del nostro spazio Ci dissero che avrebbero fertilizzato quello spazio in ricchezza - e si son presi la ricchezza di quello spazio Ci dissero che tutto ciò era progresso - e son progrediti, fino all'inverosimile: non vi è missile, bomba, arma, materiale, componente e strumento tecnologico che non abbiano testato, usato, esploso. E quando di quello spazio, di quella ricchezza, di quel progresso si è avuta la ricaduta sulle popolazioni, in termini di rapina del territorio e delle risorse, avvelenamento e morti, malattie indicibili ed aborti, ci hanno derisi, umiliati, maltrattati. <> ci dissero. E piansero le madri di mai nati e nati deformi e mutili, uccise derise dall'impostura del potere. E a garanzia del "vero" veicolato da tanta infamia, il coro dei venduti, dei lacchè. dei sos kanes de isterju e miserabili tzerakos, nelle vesti di alcuni sindaci, assessori, presidenti di provintzia e asl, assessorati e ministeri; e finanche l'arcivescovo vi mise le "mani" lorde di preghiere sparate dalla bocca di cannoni e missili. Ci dissero che non v'erano prove, e quando queste, morti e malati, aborti e storpi, divennero numeri, cioè prove negate- quelle prove vennero mortificate nell'universo matematico, colpevolmente nascoste dietro un miliardo di tabelline. E quando altri numeri, costituiti da nomi cognomi indirizzo e fotografia, di morti storpi malati ed assassinati rimarcarono che il gioco delle tabelline era scoperto- allora dissero che forse.....nel passato...non creiamo allarmismi...è necessario attendere....attendere ancora.... E si attesero così ben 60 anni. Due generazioni! L'ultima delle quali non vi è più nella nostra terra, spazio a noi precluso, ricchezza rapinata, scampati alla strage scappati in quell'inesistente altrove, fatto tutto di progresso e civiltà che annienta gli unici reali in attesa della verità, che lo stato-capitale tiene velata nel mondo magico di numeri e dinieghi. E poi dissero...per chi ancora volle udire, di attendere....ancora.... Per l'interesse della patria, gli accordi internazionali, la verità vera...dissero Dissero, per chi ancora volle udire.... Ma la magia del dire scompare se non s'intende più udire E furono i sordi, allora ad agire....

Di Walter Frisciola (chiunque esso sia).

giovedì 14 aprile 2011

Altre notizie sconvolgenti sul poligono di Quirra: l’Espresso.

“Fatti brillare, nel silenzio, giganteschi cumuli di armi e munizioni”. Uranio rilevato dentro un agnello nato con due teste"

dal sito: magazine.quotidiano.net

Al poligono di Quirra sarebbero state fatti ‘’brillare giganteschi cumuli di armi e munizioni, con esplosioni avvolte dal silenzio dei militari’’. La rivelazione è del settimanale ‘l’Espresso’, secondo cui, in quei ‘’dodicimila ettari di meraviglia naturale sulla costa sudorientale della Sardegna, convertiti nel 1956 in area per operazioni off limits”, nei decenni “eserciti e aziende di mezzo mondo, incluse quelle italiane, hanno sperimentato armi e materiali segreti”.

L’ipotesi viene fuori dall’intercettazione di un ex militare: ‘’E’ a Cagliari, in casa, e il 3 marzo scorso si sta confidando con la sua ragazza e un amico – ricostruisce il settimanale – Sapesse che c’e’ un registratore, nascosto nella stanza, tacerebbe subito. Invece ignora l’interesse che gli investigatori hanno per i suoi ricordi, e racconta cio’ che ha visto e fatto nel 1997, quand’era militare di leva al Pisq, il Poligono sperimentale interforze Salto di Quirra’’.

‘’Ho fatto un giuramento per non dire niente!’’, avrebbe detto l’ex militare agli amici, ma poi avrebbe svelato, spiega ‘l’Espresso’, ‘’quella che, a suo dire, era un’abitudine consolidata al poligono di Quirra: brillare giganteschi cumuli di armi e munizioni, con esplosioni avvolte dal silenzio dei militari’’. “Li’ hanno brillato tutte le armi di tutto, non solo della Sardegna: di tutta l’Italia”, avrebbe raccontato. E ancora: “Venivano da Milano, da ogni parte arrivavano i camion…”. Secondo il racconto intercettato, i mezzi ‘’entravano nella base e, a circa un chilometro e mezzo dagli uffici di Perdasdefogu, raggiungevano una buca profonda 80 metri: ‘un vulcano’, in cui scendevano mezzi articolati carichi di munizioni e armi’’.

“Uno scenario – riporta L’Espresso – che pone mille domande. Le stesse che muovono il 2 aprile Domenico Fiordalisi, capo della Procura di Lanusei, provincia dell’Ogliastra, il quale scrive alla Procura generale cagliaritana citando proprio, tra le testimonianze raccolte, quella sulle ‘gigantesche esplosioni a Perdasdefogu che avevano provocato nubi tossiche e disperso particelle altamente nocive’”.

“La premessa da cui parte per ipotizzare reati che vanno dall’omicidio plurimo di pastori all’omissione di atti d’ufficio ‘per ragioni di giustizia e sanita’’; dall’omissione dei controlli nel demanio militare, all’omissione di provvedimenti amministrativi e sanitari. Fino al capitolo piu’ delicato e importante: il sospetto, sul quale Fiordalisi indaga da mesi, di ‘introduzione nello Stato, detenzione e porto illegale in Ogliastra di armi da guerra all’uranio impoverito’. Che si lega, in un crescendo inquietante, all’ipotesi del disastro ambientale per ‘dispersione di materiali all’uranio impoverito e materiali radioattivi’: sparsi in parte ‘da vari missili’, e in parte dal brillare al Pisq ‘tutte le munizioni e bombe obsolete d’Italia, senza cautele per l’ambiente e la salute umana e animale’”.

NASCE AGNELLO CON DUE TESTE: TROVATE TRACCE DI URANIO

Uranio “non riconducibile a quello naturale”. E’ la conclusione cui è giunto Massimo Zucchetti, docente di impianti nucleari al Politecnico di Torino, consulente del Pubblico Ministero di Lanusei Domenico Fiordalisi, il magistrato che conduce l’inchiesta sulla presunta correlazione fra i test bellici compiuti nel del Poligono sperimentale Interforze del Salto di Quirra, nel sud-est della Sardegna, e l’alta percentuale di tumori registrata nella zona. L’uranio è stato ritrovato all’interno delle ossa di un agnello nato con due teste in un ovile di Escalaplano, in una zona vicinissima alla base militare.

Sarebbe la prova che nel Poligono sarebbe stato utilizzato munizionamento all’uranio impoverito, una circostanza confermata agli inquirenti anche da Giampaolo Carrusci, ex ufficiale che avrebbe riferito delle sperimentazioni di alcuni missili tedeschi con testate proprio all’uranio impoverito che si sono svolte a Quirra nel 1989. Uno dei missili utilizzati sarebbe addirittura disperso in mare non lontano dalla costa di Villaputzu. Le analisi compiute da Zucchetti hanno confermato la presenza di undici isotopi radioattivi nell’agnello esaminato, elementi non riscontrabili in natura. Si tratterebbe invece di scarti radioattivi di centrali nucleari utilizzati per realizzare proiettili utilizzati dalle forze Nato nei Balcani, Afghanistan, Iraq e Somalia.

Nelle settimane scorse il procuratore Fiordalisi, ha disposto la riesumazione dei corpi di 18 pastori che lavoravano nella zona del Poligono, morti di leucemia. Nei prossimi giorni inizieranno le analisi sulle salme. I reperti saranno analizzati da Evandro Lodi Rizzini, fisico del Cern di Ginevra.

lunedì 21 marzo 2011

Nucleare, demenza senile e deliri vari

La Hack: fate il nucleare in Sardegna. Proprio in quest'isola: e il rischio radioattivo? I terremoti del passato?

pubblicata da Marcello Polastri il giorno domenica 20 marzo 2011 alle ore 0.09

Centrale nucleare.

Sappiamo che la proposta a favore delle centrali nucleari in Sardegna ha suscitato una valanga di proteste.

Anche nel Belpaese si ripensa all'ipotesi nucleare ai potenziali pericoli dopo il disastro del Giappone che, speriamo, possa diventare solo un ricordo e non quel che più si teme...

Ebbene, o meglio "è male", l'astrofisica Margherita Hack, dichiarandosi a favore del nucleare, ha sostenuto sui giornali nostrani: "le centrali potrebbero essere costruite in Sardegna perché è una delle regioni con il minor rischio terremoti".

Diamine, lo ha detto lei, una grande scienziata, e la cosa fa pensare... Lo ha detto si: in un convegno a Trieste. Lo ha ribadito in un'intervista al Giornale, alle agenzie di stampa.

«Esiste - dice - il problema della conformazione dell'Italia come paese sismico ed è quindi necessario scegliere con grande attenzione zone sicure, come l'isola".

Perchè Margherita Hack non viene nella Cattedrale di Cagliari per vedere la lapide del terremoto, perchè una scritta in latino incisa sulla dura, ricorda un sisma verificatosi nel 1616.

La Hack.

Non stiamo dicendo: c'è stato il terremoto. Ma il dubbio esiste! Altrimenti che senso avrebbe quella scritta incisa con le sue lettere cubitali nella sacrestia del Duomo di Cagliari?

E' un dubblio non indifferente: ha spinto un team di studiosi a intraprendere con successo una lunga indagine in Sardegna accertando che parecchie torri campanarie e tante chiese, da quell'anno spesero fior di quattrini per riparare i danni provocati verosimilmente dalla scossa di terremoto che interessò l'isola.

Non è tutto: un leggero sisma nella parte meridionale dell'isola viene riportato dagli storici nel 1771.

Dati scientifici: il primo terremoto "censito" dall'Istituto Nazionale di geofisica risale al 1838. Gli effetti furono misurati con la scala Mercalli soltanto in seguito, in quanto non esistevano strumenti per misurare la magnitudo, e stabilirono un record per i sismi nell'isola: 6 grado.

Nel 1870 una scossa del 5 grado Mercalli (mica piccola) partì da Ittireddu, nel Goceano, nella parte centro-settentrionale dell'isola.

Ancora: 13 novembre del 1948, sisma del 6° grado della scala Mercalli. Epicentro? in mare, nelle acque del Canale di Sardegna, pressi Tunisia.

E per chi pensa a scosse lievi di assestamento, ecco altri dati: 1960. Un altro terremoto del 5° grado della scala Mercalli: epicentro nei dintorni di Tempio.

Nell'agosto del 1977, causato dal vulcano sottomarino Quirino, il terremoto fu registrato nelle vicinanze di Cagliari.

Ora ci fermiamo qui. Per riflettere seriamente sul nucleare in Sardegna.

Meglio altrove, meglio altrove...

In Giappone? Nooo. I giapponesi, dopo lo tsunami, tentano di evitare che la catastrofe si trasformi in apocalisse per quegli atomi che potrebbero impazzire!

I giapponesi, dopo lo tsunami, tentano di evitare che la catastrofe si trasformi in apocalisse per quegli atomi che potrebbero impazzire! E la storia si fa esperienza. E ci suggesrisce: state attenti!

Ma la dichiarazione della Hack, che io stimo, ha fatto perdere alla scienziata qualche punto!

Margherita, vuole le centrali nucleari in Sardegna?

Nuraghe.

La Hack, membro dell'Accademia dei Lincei e di prestigiose società scientifiche internazionali, che ha diretto dipartimenti di astronomia e svolto un'intensa attività divulgativa, da scienziata di primissimo livello che non è mai stata un'esperta né di energia atomica né di geologia, dovrebbe fare un salto in Sardegna: potrebbe innamorarsi del nostro territorio già inquinato tra basi militari e fabbriche, ma soprattutto rivedere le sue dichiarazioni alla luce dei presesunti terremoti. E, nel dubbio, dire no al nucleare per il dubbio che i terremoti, in passato, hanno "baciato" la nostra isola millenaria.

Nel dubbio che anche la nostra civiltà nuragica forse è stata sconquassata da uno tsunami nei tempi atlantidei.

Quel dubbio che non è sinonimo di certezza eppure, nella sua essenzialità, suggerisce che anche in Sardegna il nucleare rappresenta un rischio, non meno che da altre parti d'Italia.

Di Marcello Polastri


giovedì 10 marzo 2011

L'isola affonda in un mare di indifferenza.

Trasporti sempre più cari e intorno il silenzio

di Augusto Secchi

Stamattina ho preso il mio solito caffè con i soliti amici e con un simpatico rappresentante di commercio di Mirandola, provincia di Modena, che ci chiedeva come mai in Sardegna non c’è ancora un movimento di forte indignazione sul caro traghetti che, a suo modesto parere di uomo pratico che lavora con numeri e percentuali, metterà in mutande l’economia dell’isola. Poi ci ha mostrato due biglietti dove veniva evidenziato, senza tema di smentita, il raddoppio della tratta: dai cento e otto euro dell’anno scorso, ai duecento e passa euro di alcuni giorni fa. Siccome era in vena di confidenze ci ha confessato che, in quella costosa traversata, aveva discusso della questione con alcuni autotrasportatori che, anche loro in vena di confidenze, gli avevano confessato che da qualche mese erano stati costretti ad aumentare il costo delle merci trasportate. Merci che, una volta giunte sugli scaffali della piccola e grossa distribuzione, sarebbero aumentate ancora. Fra queste, ci disse sorridendo, c’è anche il caffè che stiamo sorseggiando in questo momento.
Nonostante fosse in vena di confidenze ha avuto il pudore di non dircelo ma, da alcune espressioni, ho capito che allo sbarco nel porto di Olbia si aspettava un mare di figli di guerrieri nuragici che sventolavano bandiere e cartelli, politici che si stracciavano le vesti, altri che protestavano intorno ad un fuoco ravvivato dalle loro tessere di partito che si facevano fiamma e cenere. Mentre gli dicevo che anche noi siamo un po’ abbagliati dall’Isola dei famosi, da Facebook e dalle vicissitudini del Cavaliere che sono diventate più intriganti di un giallo di Fois, sono stato sopraffatto da una serie di domande: “perché questo silenzio non viene infranto da una voce potente e autorevole che senta la necessità di urlare ai quattro venti quest’embargo che a breve ci metterà se non in mutande almeno in ginocchio?
Abbiamo bisogno di un rappresentante di commercio di Mirandola che ci ricordi la gravità di quanto sta succedendo? Perché, a parte qualche voce a scoppio ritardato, tacciono i nostri eletti che siedono su scranni dove noi li abbiamo messi per controllare, verificare e, quando è necessario, urlare la loro indignazione? Perché un tale di Mirandola si indigna per questo scandalo e i nostri politici continuano a far finta che nulla ci sia sotto il sole?” Ma poi, mentre salutavamo il simpatico rappresentante che andava ad imbarcarsi, ho capito: i nostri politici vanno e vengono con agevolazioni e privilegi, il rappresentante di Mirandola, e i poveri cristi, possono solo pagare con denaro contante o sventolare bandiere. Quando ne hanno voglia.

http://gianfrancopintore.blogspot.com/2011...intorno-il.html

sabato 19 febbraio 2011

Sardigna, terra amada

LO SAPEVATE? SAPEVATELO!

Post di Enrico Piras, preso da Facebook e opportunamente riportato sul blogghe;


"Pensi alla Sardegna.
Se non ci abiti, ti viene in mente una terra di mare, una terra bella, dove i soldi girano, dove ci si diverte, dove è facile sognare, il posto ideale in cui vivere. Del resto, tutta la Sardegna è Costa Smeralda. Tutta la Sardegna è fatta dei Briatore, degli Aga Khan, di feste mondane in discoteche e locali di lusso, di caviale e champagne, veline, escort, e genti pillanzosa (gente con il soldo).

Pensi alla Sardegna che ti fanno vedere alla TV, ma dal vivo in certe situazioni, è molto, molto più bella di quella che ti fanno vedere. Certi luoghi isolati della Sardegna sono molto meglio della Costa Smeralda. Se non ci abiti, non puoi saperlo.
La Sardegna non è certamente solo questo. La Sardegna Costa Smeralda è una piccola, piccolissima parte percentuale della situazione reale. Ad esempio, lo sapete che in Sardegna circa la metà della forza lavoro esistente non ha lavoro?
Lo sapete che, essendo molto pochi, se non hai delle amicizie, se non ti rendi vittima del clientelismo e se non sei invitato alle consuete cene pre-elezioni, dove è presente il candidato da appoggiare, difficilmente trovi lavoro? E questo non solo per gli ignoranti come me. Anche i laureati non trovano il lavoro per cui hanno studiato per anni e sono costretti a lavorare nei campi per potersi creare una famiglia o partire “in continente”, la maggior parte delle volte. Ne è la testimonianza il fatto che in Sardegna abbiamo il record di disoccupazione giovanile: dati dell’anno scorso dicono che i giovani dai 15 ai 24 anni che non hanno lavoro o lavorano in nero (e che quindi, se si infortunano gravemente vengono quasi sicuramente licenziati) sono il 44,7%. Un dato deprimente.

Lo sapete che in Sardegna, in certe zone non si muore più di vecchiaia? Ebbene sì, nonostante la longevità dei sardi che abitano in certe zone sia studiata a livello mondiale, in certe altre zone non si muore di vecchiaia. Ad esempio, abbiamo il 60% delle servitù militari italiane, distribuite qui e lì nell’isola. E lo sapete che, coincidenza, è proprio in quelle zone che i sardi non muoiono più di vecchiaia, ma si ammalano di particolari patologie gravi, riconducibili alle scorie tossiche, e molto, troppo simili alle patologie contratte in zone di guerra? Sapete che c'è stato del bestiame nato senza occhi o senza orecchie e non solo? O donne in età fertile che non riescono a portare avanti una gravidanza? Ah, non lo sapete? In Italia non ve lo dicono? Non vi dicono che in Sardegna c’è stata una evidente politica coloniale da parte dell’Italia, con un'industrializzazione, privata e statale, completamente scriteriata, di cui oggi si vedono i frutti?

Lo sapete che ci sono delle cose per cui quasi tutta la classe politica sarda non protesta e non prende provvedimenti, non ultimo lo scandalo E.On al nord? Si, perché un’azienda DISTRIBUTRICE DI ENERGIA PULITA, per delle cause sconosciute, ha sversato circa 30.000 litri di petrolio in mare, contaminando dei tratti tra i migliori della Sardegna, per dirne due Platamona o il Parco dell’Asinara. Alla faccia dell’energia pulita e del rispetto per l’ambiente!

Oltre questo, lo sapete che quasi non abbiamo la possibilità d’eleggere rappresentanti sardi in Europa? E sapete perché? Perché siamo in un Collegio Elettorale, chiamato “dell’Italia insulare” che ci accomuna alla Sicilia come fossimo un’unica cosa. Una cosa praticissima, se non fosse che noi abbiamo una popolazione di circa 1.600.000 abitanti, mentre la Sicilia ne conta più di 5.000.000. Ed un siciliano non va mica a votare un rappresentante sardo, con tutta l’onestà del mondo, non lo farei nemmeno io. Malta, che ha poco più di 400.000 abitanti, conta 7 rappresentanti europei. Noi, che siamo più del triplo, solo uno, ed anche per grazia ricevuta.

Ci sono queste e tante altre cose di noi che non sapete lì in Italia. Per la maggior parte di voi, la vacanza in Sardegna è quasi un sogno. Sarà perché costa molto venire qui? Forse!
Con questo non voglio certo screditare la mia isola, che amo immensamente e che reputo mia ragione di vita, lungi da me. Con questo voglio solo portare all’attenzione di voi italiani che qualche problemino ce l’abbiamo, anche per colpa del vostro stato.
Detto questo, continuate a venire in Sardegna. Per tradizione ed educazione, il popolo sardo vi accoglierà a braccia aperte, con l’ospitalità e l’affetto che da sempre ci contraddistingue."


Di Enrico Piras
venerdì 18 febbraio 2011 alle ore 13.15

martedì 4 gennaio 2011

Rapporto choc sul poligono di Quirra, Villaputzu (Cagliari)

Preso da: LINK

quasi in ogni ovile agnelli nati malformati e pastori ammalati di tumore. Le indagini dei veterinari delle Asl di Lanusei e Cagliari, su incarico del Comitato di indirizzo territoriale che segue il controllo ambientale del poligono, sono arrivati a risultati choc. I dati raccolti a ridosso della zona militare sono assolutamente fuori dalla norma. Addirittura, secondo la verifica dei veterinari Giorgio Melis e Sandro Lorrai, esiste un collegamento tra le deformazioni congenite genetiche degli agnelli e i tumori che hanno colpito gli allevatori. Quasi una strage: il 65 per cento dei pastori che abita e lavora a Quirra si è ammalato di leucemia. MONITORAGGIO Il rapporto è stato spedito a metà dicembre ai responsabili del Comitato d'indagine territoriale che si sta occupando del monitoraggio ambientale della zona del poligono interforze tra le colline di Perdasdefogu e lo specchio di mare di Capo San Lorenzo. È soltanto una prima stesura del lavoro che verrà ultimato entro gennaio con il controllo degli allevamenti presenti nelle campagne di Perdasdefogu. E probabilmente, per una ancora più compiuta analisi, sarà necessario attendere l'esito degli esami di laboratorio in corso sugli ovini e sui bovini prelevati negli allevamenti, sui vermi, sulle cozze e su parte della flora già selezionati dagli esperti. Ma un dato già oggi è certo. Cioè che il lavoro ovile per ovile dei veterinari delle Asl di Lanusei e Cagliari ha confermato quel che da tempo sostengono pacifisti e antimilitaristi riuniti in diversi comitati: ciò che sta accadendo a Quirra è un fatto assolutamente eccezionale. I TUMORI L'indagine dei veterinari (arrivata dieci anni dopo le richieste ufficiali dei pacifisti alle istituzioni) ha analizzato soltanto gli allevamenti. Invece il bilancio dei decessi per tumori aggiornato in un registro a cura del comitato pacifista "Gettiamo le Basi" è ancora più grave: 23 militari e 40 persone tra i civili che pascolano, coltivano, abitano o lavorano nei pressi della zona militare. E finisce per mettere sotto accusa le attività del poligono interforze, anche se nella loro relazione i veterinari effettuano soltanto una fotografia (inquietante) dell'esistente, senza lasciarsi andare nella spiegazione scientifica delle cause di tutto ciò, che dovrà venire dal comitato scientifico responsabile del monitoraggio ambientale sul poligono interforze di Quirra. LE NANOPARTICELLE In attesa dei riscontri ufficiali del controllo del territorio, che doveva concludersi entro il 2009 ma che non è ancora terminato, quel che è emerso dai primi riscontri trapelati alimenta il dibattito intorno al poligono interforze e più in generale sugli effetti che producono tutti i campi di addestramento bellico sardi (anche quelli di Capo Frasca e Teulada) nel territorio. La dottoressa Maria Antonietta Gatti dell'Università di Modena (consulente del ministero della Difesa nella commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito) ha riscontato nanoparticelle di metalli pesanti, ribattezzate polveri di guerra (perché in quelle dimensioni e forme possono essere causate soltanto da esplosioni a temperature raggiungibili solo con l'utilizzo di proiettili arricchiti) persino a Baunei, parecchio a nord rispetto al poligono del Salto di Quirra. E adesso i riscontri dei veterinari che hanno battuto palmo a palmo la zona mettono in correlazione l'alta incidenza dei tumori negli allevatori con i casi di agnelli nati con due teste o sei zampe oppure addirittura sventrati. NEGLI ALLEVAMENTI La ricerca palmo a palmo ha coinvolto tutti gli ovili di Quirra ed è stata confrontata con i dati raccolti in un'altra zona della Sardegna, non troppo lontana, quella di Villagrande. Qualche esempio. In un allevamento a San Lorenzo, sorto 25 anni fa, i veterinari sono venuti a conoscenza di un elevatissimo numero di aborti tra il 1985 e il 1990 e negli ultimi cinque anni sono nati capretti senza organi genitali. Il figlio del titolare dell'allevamento si è ammalato di tumore nel febbraio del 1997 ed è morto nel novembre del 2004. A Tintinau, l'ultimo agnello nato con gli occhi dietro le orecchie risale al dicembre del 2009 e due fratelli allevatori che accudivano il bestiame sono morti di tumore a distanza di otto mesi uno dall'altro tra il 2003 e il 2004. Un terzo fratello è in cura per la stessa patologia dal giugno scorso a Milano. E questi sono soltanto alcuni passi della relazione di 43 pagine firmata dai veterinari Giorgio Mellis e Sandro Lorrai. Una novità per certi versi clamorosa destinata a riscrivere la storia sanitaria del Salto di Quirra e ad aprire nuovi scenari sui tumori nei pastori.
Articolo di PAOLO CARTA.

Articolo in formato PDF 

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